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Tuesday, March 22, 2011

Foto choc: "Un'altra Abu Ghraib"

Sono bastate poche ore perché le immagini apparse su Der Spiegel si trasformassero nell'Abu Ghraib di Barack Obama. Un’altra pagina buia della storia militare americana. Si tratta di foto che ritraggono i militari statunitensi in Afghanistan mostrare come trofei i corpi di civili uccisi senza motivo. Tre scatti definiti dagli stessi vertici del Pentagono «ripugnanti», destinati ad alimentare le tensioni tra Washington e Kabul e diventare un’arma di propaganda per le milizie talebane.

I protagonisti delle fotografie pubblicate il 20 marzo del magazine tedesco, sono membri del «Kill Team», tristemente noti per le loro gesta inumane. Der Spiegel ha coperto i volti dei cadaveri per evitare che le loro espressioni di morte fossero visibili, ma le facce dei soldati e i loro visi quelli pieni di sadico compiacimento sono chiari. Lo squadrone della morte, composto da militari statunitensi, è stato accusato di aver ucciso civili indifesi in maniera indiscriminata. Cinque soldati provenienti dalla 5 Striker Brigade della 2 Infantry Division, con base nello Stato di Washington, saranno giudicati dalla corte marziale per l’omicidio di tre persone. Altri sette membri sono accusati di crimini meno pesanti. Lo squadrone inscenava finti combattimenti per attaccare a caso afghani inermi con armi e granate. La vicenda è venuta alla luce grazie a un altro soldato che ha informato un ispettore dell'esercito di quanto stava avvenendo pagando sulla sua stessa pelle visto che è stato picchiato dai suoi commilitoni per «averli traditi».

Gli episodi avvenuti nel distretto di Maiwand, a Kandahar, una delle province a più alta intensità taleban, sono stati documentati con foto scattate dagli stessi membri del «Kill Team», le stesse apparse due giorni fa per la prima volta in Germania. Una delle immagini ritrae il soldato Jeremy Morlock, di Wasilla, in Alaska, posare con volto sorridente vicino a un afghano morto, il cui corpo quasi completamente nudo è coperto da sangue. Morlock alza per i capelli la testa della sua vittima come fosse un trofeo: ora deve rispondere di omicidio. Un altro scatto immortala il soldato Andrew Holmes inginocchiato accanto allo stesso cadavere. Su di lui pende lo stesso capo di imputazione. Una terza immagine mostra invece due civili afghani senza vita i cui corpi sono appoggiati sulla schiena uno accanto all’atro, le braccia distese sul suolo e intorno vestiti macchiati di sangue. Dell'esistenza delle foto ne avevano parlato gli avvocati difensori di alcuni soldati ma la loro pubblicazione era stata vietata, non si capisce infatti come Der Spiegel ne sia venuto in possesso.

Gli scatti hanno riportato subito alla mente quelli della prigione di Abu Ghraib, in Iraq, dove alcuni soldati americani si resero responsabili di torture nei confronti di prigionieri iracheni. Il tutto con una vasta documentazione fotografica venuta alla luce nel 2004, creando dure proteste specie tra il mondi islamico e andando a incidere sulla popolarità dell’ex presidente George W. Bush e della sua guerra nel Golfo. E mentre già si parla di «Abu Ghraib di Obama», diplomazia e vertici militari Usa assicurano che i responsabili saranno puniti. «L'esercito degli Stati Uniti si impegna a rispettare il codice di guerra, i diritti umani e le disposizioni sul trattamento dei combattenti, dei non combattenti e delle vittime - spiega il Pentagono in una nota -. I militari che si rendono responsabili di violazioni e comportamenti offensivi saranno trattati nella maniera appropriata».

Foto choc: "Un'altra Abu Ghraib" 22/03/2011


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