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Sunday, December 4, 2011

The Verso Book of Dissent, Il Libro del Dissenso

Una antologia globale che raccoglie le voci del dissenso nella storia dell'umanità. Discorsi, pamphlet, poesie, canzoni e manifesti. Un breviario rivoluzionario che somma più di quattrocento autori e testi, che vanno dall'antica Grecia, passando per la Cina, l'Egitto con i poeti e i filosofi dissidenti dell'Islam e del Giudaismo, incrociando le rivolte arabe e quelle anti-ottomane della prima età moderna, alle grandi rivoluzioni: quella americana, francese, russa e cinese. Fino ad arrivare ai giorni nostri. Un libro dove si possono trovare insieme Muhammad Ali ed Evo Morales, Saffo e Sartre, Audre Lorde e John Lennon senza dimenticare i ribelli anonimi di tutte le ere. Una battaglia incessante pei creare un mondo migliore e spezzare il muro dell'apatia e della rassegnazione. "Il libro del dissenso" è uno strumento per ricordare alle donne e agli uomini di oggi quanto i'importanza di resistere e ribellarsi abbia migliorato il mondo e quanto tutto questo sia ben lungi dall'essere dimenticato. Per chi combatte. Ovunque e sempre.


«La conquista della terra, che in generale vuol dire portarla via a chi ha una pelle diversa dalla nostra o un naso un po’ più schiacciato, a pensarci non è proprio una bella cosa». Joseph Conrad Cuore di tenebra.
«Non resteremo in silenzio. Noi siamo la vostra cattiva coscienza. La Rosa Bianca non vi darà mai tregua!» La rosa bianca Quarto volantino. Nel giugno del1942 un gruppo di studente dell’Università di Monaco formarono un collettivo clandestino e diedero inizio a una campagna di volantinaggio che invitava la popolazione a lottare attivamente contro il regime nazista.
«“È la cosa più bella della terra
Una schiera di cavalieri” dice “No,
Di fanti.” “No, di navi.” E io penso,
Bello è ciò che si ama». Saffo La cosa più bella della terra.

No! Il libro del dissenso. Un’antologia di cinquecento e più «dissidenti e ribelli che si sono sforzati di smuovere le montagne e fin dai tempi antichi hanno tentato dimigliorare, cambiare e trasformare il mondo», come illustra Tariq Ali nella postfazione. Ciascuno compare con una pagina, un pensiero o solo uno slogan.

A chi o a che cosa hanno detto no? Potremmo dire che ce n’è per tutti, ma non è così. Il libro, ora tradotto da Fandango, è uscito nel 2010 per celebrare i quarant’anni dell’editore londinese Verso, legato alla neomarxista «New Left Review», ed è tra gli amici della rivista che i curatori Andrew Hsiao e Audrea Lim hanno raccolto il grosso delle citazioni. Ne consegue che il grande No! riguarda prima di tutto il capitalismo (l’estratto più lungo spetta a Marx ed Engels) e in subordine il colonialismo, l’imperialismo, la discriminazione sessuale. Certo, l’indignazione crea strani compagni di letto. I cheerleader del Greenwich Village, che nel 1969 intonarono lo slogan «Gay Power», si ritrovano insieme a Fidel Castro, che allora gli omosessuali li sbatteva nei lager; il marchese de Sade convive con Andrea Dworkin, la femminista radicale che equiparava la pornografia allo stupro; John Perry Barlow, pioniere del cyberspazio, deve vedersela con i luddisti che spaccavano le macchine. Se li chiudessimo tutti in una stanza a discutere, dopo mezz’ora di convenevoli li ritroveremmo malconci, chi con un occhio pesto, chi con un dente rotto.Ma tra le pagine di un libro questo rischio non c’è, e poi l’antologia ha una sua coerenza, una linea che separa i buoni dai cattivi. Buone tutte le rivoluzioni (c’è perfino l’ideologo del khomeinismo), purché non siano liberali. Quella americana compare appena, della francese si salva il Terrore con Robespierre e Saint- Just. Buoni i garibaldini, meglio ancora i nazionalisti arabi. Perfido il sionismo. Buoni i terzomondisti, da Fanon a Galeano. Buoni tutti gli assalti al dominio patriarcale, compreso il delirante manifesto per l’eliminazione dei maschi di Valerie Solanas, che sparò ad Andy Warhol.
Come ogni operazione di guerra anche Il libro del dissenso ha le sue vittime collaterali, e così l’incolpevole Saffo, che diceva di preferire la sua amata a una schiera di cavalieri in armi, è fatta passare per un’attivista lesbica antimilitarista. D’altronde, più si va indietro nel tempo più è difficile documentare il dissenso. Tariq Ali se ne scusa: «C’erano dissidenti politici nel Paleolitico? Non abbiamo prove certe, ma è probabile». L’aggiornamento sugli indignati delle caverne è rinviato a una futura edizione. In quella attuale, tuttavia, sono altre le omissioni che pesano. Il libro conta decine di leader antirazzisti, da Mandela a Malcolm X, ma il no all’antisemitismo è affidato al solo J’accuse di Zola e a qualche riga di Marek Edelman, resistente del ghetto di Varsavia. Le altre voci ebraiche in lista sono gli intellettuali che diedero del nazista a Menachem Begin e le poesie antisioniste di Aharon Shabtai. In compenso ci sono i leader di Hezbollah e di Hamas.
Più che nel merito però il problema è nel metodo. «Abbiamo tentato di documentare l’intera storia mondiale», dice Tariq Ali, ma pare piuttosto che ne abbiano fatto un teatro dei pupi, in cui ogni epoca ripete lo stesso canovaccio: il Ribelle contro il Potere, Spartaco contro i Romani, Lutero contro il Papa, Lenin contro lo Zar. Magari fosse così semplice. Il guaio è che il Potere non esiste: i poteri sono tanti e quasi mai si presentano come un muro compatto. E se lo spirito di barricata si presta bene ad alcuni momenti della storia, per lo più assolve a una funzione psicologica: ci convince di recitare il ruolo giusto in una drammaturgia semplice. Raymond Aron paragonava il Sessantotto a uno psicodramma, e Il libro del dissenso si può leggere così: un’educazione sentimentale allo psicodramma dell’indignazione permanente.

No! Il libro del dissenso 23 novembre 2011


The Verso Book of Dissent, Edited by Andrew Hsiao and Audrea Lim 07 JANUARY 2011

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