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Sunday, May 19, 2013

Vertigine digitale. Fragilità e disorientamento da social media


“Digital vertigo”, di Andrew Keen, è un libro interessante e controcorrente sui social media, che secondo l’autore sono la più travisata e distorta trasformazione culturale dai tempi della Rivoluzione industriale. Lontano mille miglia dalla retorica del “condividere tutto online”, Keen  lancia un sasso contro la grande vetrina virtuale di Facebook e Twitter e argomenta la più ferma contrarietà agli eccessi nella condivisione, nell’apertura e nell’esibizionismo.
I social media, secondo l’autore, stanno indebolendo e frammentando la nostra identità: non creano affatto una nuova era di comunità e di uguaglianza tra gli esseri umani, ma al contrario ci disorientano e ci dividono. Il tragico paradosso della nostra vita online – sostiene l’imprenditore, nato a Londra nel 1960 e poi americanizzato nella Silicon Valley, dove ha fondato aziende hi-tech di successo – è l’incompatibilità tra il nostro profondo desiderio di appartenenza alla comunità online e l’altrettanto forte desiderio di libertà individuale.
Verso i social network, l’autore nutre un atteggiamento critico e complesso. Usa Twitter (@AJKeen) ma ha rinunciato a Facebook, perché provava imbarazzo per come alcuni vi si espongono. Dice, in un’intervista a un blog del New York Times: “Siamo tutti un po’ sedotti dal nuovo culto dei social media. Ci è stato detto di rivelarci, di metterci a nudo, sempre di più, sulla rete. In realtà questo esporsi ci regala soltanto una dolorosa solitudine e in compenso fa guadagnare una montagna di soldi a chi vende i nostri dati personali. Rischiamo di diventare, da persone che siamo, dei prodotti. E io non voglio diventare un prodotto di Facebook”.
Perché la scelta di quel titolo, vertigine digitale? E’ paura dell’altezza? “No, in realtà è ispirato al capolavoro di Alfred Hitchcock “Vertigo” (in italiano “La donna che visse due volte”) e significa che, come in quel film, le cose troppo belle per essere vere ti si rivoltano contro e rischiano di distruggerti”. Questo accade, naturalmente, là dove manca l’equilibrio, dove ci si espone troppo, dice Keen. D’altronde il gioco della tecnologia è quello di spingere sempre più avanti il limite della libertà personale e della privacy: sta agli individui porre dei freni e difendersi.
D’altra parte, i dati personali sono il nuovo petrolio. Il valore di Facebook è il valore dei (nostri) dati. I nuovi padroni del ventunesimo secolo sono i padroni dei (nostri) dati. Proprio da qui, secondo Keen, sta già nascendo una nuova industria della privacy. Sempre di più, la gente capirà che al mondo non c’è niente di gratuito, e che se Facebook e Twitter sono gratis è perché vendono i nostri dati personali per la pubblicità. E allora vorrà difendersi. Quelle aziende l’aiuteranno (ovviamente, in qualche modo, a pagamento).

La vertigine digitale di Andrew Keen 29 aprile 2013



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