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Wednesday, January 21, 2015

"Homo Homini Lupus" Il Mito Della Libertà

« Liberty for wolves is death to the lambs La libertà per i lupi è la morte degli agnelli » (Isaiah Berlin)



La satira non è eroica, anche quando è “coraggiosa” come quella di Charlie Hebdo. La satira è, molto più semplicemente, “stupida e cattiva”.

The Financial Times on line ammonisce i giornalisti della rivista satirica francese, facendo quasi capire che se la sono cercata. 

“Con questo non si vogliono minimamente giustificare gli assassini, è solo per dire che sarebbe utile un po’ di buon senso nelle pubblicazioni che pretendono di sostenere la libertà quando invece provocano i musulmani” così scrive Tony Barber, il responsabile della sezione Europa del Financial Times (FT).

La storia di Charlie Hebdo inizia con il mensile "Hara-Kiri" nel 1960, definendo il proprio giornale satirico come “journal bête et méchant” (giornale stupido e cattivo). La pubblicazione, poco dopo, nel 1961, viene interdetta dalla magistratura, e nuovamente nel 1966. Nella notte tra l’uno ed il due novembre 2011 la sede del giornale viene distrutta a seguito del lancio di diverse bombe Molotov, appena prima dell'uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia. Sulla copertina del numero in questione appare una vignetta satirica con Maometto che dice "100 frustate se non muori dalle risate".

 Il 7 gennaio 2015, attorno alle 11.30, avviene ciò che ormai tutti sappiamo, un commando di tre uomini con giubbotto antiproiettile e armi da guerra attacca la sede del giornale durante la riunione settimanale della redazione. Dodici i morti, tra i quali il direttore Stephan Charbonnier, e i tre più noti vignettisti (Cabu, Tignous e Georges Wolinski), due poliziotti, oltre ad almeno 11 feriti. Pochi istanti prima dell'attacco, la rivista satirica pubblica sul proprio profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico. Dopo l'attentato il commando, che durante l'azione grida frasi inneggianti ad Allah ed alla punizione data alla rivista Charlie Hebdo, fugge in auto. 

Disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo".


Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet, lo scrisse nelle sue “Lettres philosophiques” riprendendo una citazione della scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall: "I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it".

Dire è una cosa, insultare è un'altra. Troppo spesso la follia editoriale ha prevalso a Charlie Hebdo. Questo non significa minimamente giustificare gli assassini. Ma la libertà di espressione non deve poter estendersi all'oltraggio contro la religione. Si tratta semplicemente di usare il buon senso, usare il lume della ragione

Era proprio necessario, dato il clima di tensione, ben conosciuto a tutti, pubblicare quelle vignette di Charlie Hebdo, o quelle danesi del giornale “Jyllands-Posten”, che pubblicò per primo le vignette su Maometto? 

Siamo sicuri che provocare l'ira del fondamentalismo islamico sia una manifestazione di libertà di espressione e non invece una cosa stupida, inutile e assai pericolosa? 

Nel 2005 sullo “Jyllands-Posten” comparvero 12 caricature su Maometto firmate da Kurt Westergaard dove uno dei disegni ritraeva il profeta con un bomba sopra il turbante. Ciò fece infuriare le ali islamiche più estremiste provocando un’escalation di violenze, con assalti alle ambasciate, boicottaggi e almeno cento morti, nonché il tentato assassinio del vignettista danese Kurt Westergaard scampato per il rotto della cuffia all’attentato di un somalo di 28 anni, armato di ascia e coltello. 

Proprio il mese scorso, l'edizione N° 15, è stata caratterizzata da una vignetta della Vergine Maria, a gambe divaricate, che da vita a Gesù e dove si scrive: “La vera storia di Gesù Bambino”. 

Libertà di espressione può essere libertà di insultare e offendere le fedi religiose?

È forse il diritto di offendere l'essenza stessa della libertà di parola? 

Charlie Hebdo ed il prezzo della satira 09/01/2015

Niger, migliaia in piazza contro Charlie Hebdo: bruciate 45 chiese, 10 morti


Grande attenzione è stata dedicata alla copertina della nuova edizione di Charlie Hebdo dopo la strage, che mostra un Maometto in lacrime con in mano un cartello con la scritta Je Suis Charlie, sotto la scritta “Tutto è perdonato”:


«Si tratta di una copertina sicuramente provocatoria, un ritratto che molti musulmani ritengono sacrilego e che ha scatenato le ire dei terroristi – scrive L.V. Anderson su Slate – ma si tratta anche di una copertina ironica: vedere Maometto che regge un cartello con la scritta “Je Suis Charlie” è qualcosa di inaspettato. Ma cosa significa davvero? È Charlie che perdona Maometto o Maometto che perdona Charlie? E questo perdono è sarcastico o sincero?».

Luz, il disegnatore di Charlie Hebdo che ha disegnato la copertina, ne ha spiegato il significato durante una conferenza stampa:
Abbiamo voluto dimostrare che in ogni momento abbiamo il diritto di fare qualsiasi cosa, rifare qualsiasi cosa e usare i nostri personaggi come vogliamo. Maometto è diventato un personaggio, anche nelle notizie, perché ci sono persone che parlano a nome suo. Questa copertina è rivolta alle persone intelligenti, che sono molte di più di quanto pensiate, atei, cattolici, musulmani…
«Ecco cosa significa la nuova copertina di Charlie Hebdo» 14/01/2015 Valentina Spotti

In una rubrica pubblicata sul Financial Times, lo storico liberale Simon Schama pone Charlie Hebdo in una gloriosa tradizione di irriverenza giornalistica che “è la linfa vitale della libertà”. 

Egli ricorda i grandi satirici europei tra il XVI e il XIX secolo, che sottoposero i grandi e i potenti al loro feroce disprezzo. Tra i loro obiettivi illustri, Schama ci ricorda, furono il brutale duca d’Alba, che nel XVI secolo soffocò la lotta per la libertà degli olandesi nel sangue; il francese “Re Sole” Luigi XIV; il primo ministro britannico William Pitt; e il Principe di Galles. 

La Satira”, scrive Schama, “divenne l’ossigeno della politica, ventilando sani ululati di derisione nei caffè e nelle trattorie dove caricature circolavano ogni giorno e ogni settimana.”

Liberty and laughter will live on Simon Schama January 7, 2015


Schama pone Charlie Hebdo in una tradizione a cui non appartiene. Tutti i grandi satirici a cui si riferisce Schama erano rappresentanti di un illuminismo democratico che diressero il loro disprezzo contro potenti e corrotti difensori del privilegio aristocratico. 

Nei suoi ritratti inesorabilmente degradanti dei musulmani, Charlie Hebdo deride i poveri e i deboli.

Non c’è nulla di illuminante, tantomeno di edificante, nella loro puerile e spesso oscena denigrazione della religione musulmana e delle sue tradizioni.

Le caricature anti-musulmane cinicamente provocatorie che sono apparse su tante copertine di Charlie Hebdo hanno assecondato e facilitato la crescita di movimenti sciovinisti di destra in Francia. 

Charlie Hebdo ha facilitato la crescita di una forma di sentimento anti-musulmano policizzato che ha una somiglianza inquietante all’antisemitismo politicizzato che emerse come movimento di massa in Francia alla fine dell’800.

Nel montare l’odio popolare contro gli ebrei, La Libre Parole, pubblicata dal famigerato Edoard Adolfe Drumont, fece un uso molto efficace di cartoni animati che impiegavano comuni stereotipi antisemiti. Le caricature servirono a infiammare l’opinione pubblica, incitando le masse contro Dreyfus ei suoi difensori, come Emile Zola, il grande romanziere e autore diJ’Accuse.

L’ipocrisia della “libertà di parola” all’indomani dell’attacco a Charlie Hebdo David North 15 gennaio 2015

“Free Speech” hypocrisy in the aftermath of the attack on Charlie Hebdo 9 January 2015


Il Guardian ha diffuso una lista dei capi di Stato e delle autorità presenti a Parigi per la marcia per la libertà di espressione dopo il massacro di Charlie Hebdo. Al suo interno ci sono figure che non hanno alcuna legittimità a ergersi a difensori della causa, come dimostrano le loro storie personali e la cronaca politica. Su Twitter, Daniel Wickham della MiddleEast Society della LSE ne ha riassunto alcuni passaggi eclatanti in un tweetstorm


Probabilmente se Charlie Hebdo fosse nato in Italia, non sarebbe mai nato. Forse in edicola sarebbe arrivato solo il numero zero, e poi più nulla. 



“Dire ‘Io sono Charlie Hebdo‘ significa dire ‘Io sono la Laicità’.

Vi rendete conto, scrive Gerard Biard, il nuovo direttore di Charlie subentrato a Charb morto negli attentati, che dire di “essere Charlie” significa rendersi conto che “la laicità è il punto di arrivo finale di tutto” ?

“In una settimana”, dice Charlie Hebdo, "un giornale ateo come il nostro, ha fatto più miracoli di tutti i santi e tutti i profeti messi insieme.

non possiamo che sperare che a partire da questo 7 gennaio 2015 la difesa ferma della laicità diventi imprescindibile, che cessi finalmente la legittimazione o la tolleranza, per calcolo elettorale o per posa, del comunitarismo e del relativismo culturale, che non apre la strada che a una sola cosa: il totalitarismo religioso“.

Perché solo la laicità permette “l’esercizio della libertà, della fratellanza, della sorellanza, la libertà di coscienza” ed essa sola permette “ai credenti e agli altri di vivere in pace”.


Si assiste, a tratti inermi, ad uno scontro di civiltà, tra Oriente e Occidente e tale scontro (meglio ricordarlo) non sè inteso in senso teologico tra cristiani occidentali e mussulmani medio orientali, bensì è una lotta tra sistemi politici, sociali ed economici.

Ci sono due modelli a confronto, uno liberal democratico e l’altro teocratico (quest’ultimo non è rappresentato solo ed esclusivamente dall’Islam). Il primo è caratterizzato dal sistema economico capitalistico, dalle libertà individuali e dal relativismo dei valori. Prevede, in teoria, un sano conflitto di idee e una concorrenza tra gli individui, così da permettere la crescita tecnologica, materiale e intellettuale dell’intero sistema. L’altro, invece, ritiene essere depositario di una conoscenza rivelata dal Profeta e dalla illuminazione divina, si comporta come una potenza ierocratica, ama l’immobilismo e fa discendere la propria legge civile dalle disposizioni contenute nel testo sacro (sharīʿa).

Oggi più di ieri, però, questi sistemi posseggo una qualità in comune: non conoscono confini. Se il capitalismo, grazie alla sua forza radioattiva, riesce a giungere ben oltre i confini territoriali dell’Occidente, portando con sé anche i ritrovati giuridici filosofici dell’illuminismo francese, l’Islam, a sua volta, ha avuto la possibilità di impiantarsi e di svilupparsi anche al di là dei paesi arabi non solo grazie all’immigrazione dalle ex colonie dell’Africa settentrionale ma anche grazie a quel vuoto di spiritualità, creato dal processo di secolarizzazione.

Infatti, un momento di crisi del sistema capitalistico, dove è più difficile provvedere al mantenimento di un Welfare State adeguato in tutti i paesi dell’eurozona, aggravato da una politica di austerity, comporta il riaffiorare delle tensioni sociali, le quali attingono linfa dalle visioni palingenetiche delle religioni per denunciare le avvertite ingiustizie del sistema come manifestazioni della decadenza dei costumi occidentali.

Abbracciare la fede islamica, anche da parte di persone nate e cresciute in Europa, quindi con i valori liberali, laici, moderni e, perché no, anche cristiani significa proprio essere in rivolta contro il mondo (secolarizzato) contemporaneo.

Di fronte a questa avanzata islamica, però, molti movimenti e gruppi politici europei rispondono riallacciando i fili con la storia, rivalutando l’epopea medioevale e l’assolutismo dell' ancien régime, ad esempio eleggendo a nume tutelare Dominique Venner, scrittore di estrema destra.

Questi movimenti intendono assumere il ruolo di difensori della plurisecolare tradizione europea. La punta di diamante è rappresentata dal Front National, partito fondato da Jean-Marie Le Pen, il quale ha dichiarato: «Moi, je suis désolé, je ne suis pas Charlie», ricordando che potrebbe sembrare ipocrita innalzare a simbolo della libertà di parola ed espressione la rivista Charlie Hebdo. Che, pur facendo della libertà di espressione il proprio cavallo di battaglia, non ha rinunciato a fare ostruzionismo nei confronti sia degli scrittori Richard Millet e Éric Zemmour che del comico Dieudonné.

Seppure da una parte la cultura occidentale ci avvicina alla tolleranza, ad un atteggiamento liberale, figlio dell’Illuminismo francese, nel profondo del nostro animo agisce l’altra parte della tradizione occidentale, fatta di guerra, violenza e intolleranza verso chi non la pensa come noi. 

Sembrano riecheggiare ancora le parole di Emil Cioran: "Siamo naturalmente inadatti al liberalismo".


In mezzo a questa orgia di ipocrisia democratica, non si fa riferimento al fatto che i militari americani, nel corso delle guerre in Medio Oriente, sono responsabili della morte di almeno 15 giornalisti. 

Nella continua narrativa sulla “Libertà di parola sotto attacco,” non c’è posto per qualsiasi menzione dell’attacco missilistico del 2003 agli uffici di Al Jazeera a Baghdad che ha lasciato tre giornalisti morti e quattro feriti.

Al Jazeera bombing memo Wikipedia


Né nulla viene scritto o detto a proposito dell’omicidio del luglio 2007 di due giornalisti della Reuters che lavoravano a Baghdad, il fotografo Namir Noor-Eldeen e l’autista Saeed Chmagh. Entrambi gli uomini furono deliberatamente presi di mira da elicotteri Apache statunitensi, operanti a East Baghdad.

July 12, 2007 Baghdad airstrike Wikipedia


Il pubblico americano e internazionale fu prima in grado di guardare un video dell’assassinio a sangue freddo di due giornalisti e un gruppo di iracheni, commesso da uno degli elicotteri, grazie alla pubblicazione di WikiLeaks del materiale riservato che aveva ottenuto da un soldato americano, il caporale Bradley Chelsea Manning.

Bradley Manning sentenced to 35 years in WikiLeaks case 

E come hanno reagito gli Stati Uniti e l’Europa per proteggere l’esercizio di WikiLeaks alla libertà di parola? Julian Assange, il fondatore ed editore di Wikileaks, è stato sottoposto a una implacabile persecuzione.

How WikiLeaks opened our eyes to the illusion of freedom Slavoj Žižek


IL MITO DELLA LIBERTA'


"Abbiamo voluto dimostrare che in ogni momento abbiamo il diritto di fare qualsiasi cosa" (Gerard Biard).


"La libertà dell’individuo va limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri“ (John Stuart Mill).


«Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo. »
(Immanuel Kant)

"La mia libertà finisce dove comincia la vostra" (Martin Luther King).




"Vita, libertà, proprietà". 

I diritti liberali per eccellenza sono quelli che oggi vengono chiamati diritti civili: tra essi ci sono la libertà di paroladi religione, l'habeas corpus, il diritto a un equo processo e a non subire punizioni crudeli o degradanti. 

Il concetto fondamentale della democrazia liberale è che la libertà di un individuo incontra un limite nella libertà di un altro individuo


Il liberalismo classico è essenzialmente una dottrina dei limiti della libertà.

Non può esserci libertà individuale senza rispetto per l'altro.


« Liberty for wolves is death to the lambs La libertà per i lupi è la morte degli agnelli »
(Isaiah Berlin)


L'eguaglianza formale proclamata dai liberali non ha senso finché permarranno enormi disuguaglianze economiche: "la libertà politica senza eguaglianza economica è un inganno, una frode, una bugia: e i lavoratori non vogliono bugie" (Michail Bakunin).

“L’angoscia religiosa è ... l’espressione di vera angoscia e anche la protesta contro la vera angoscia. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il cuore di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di condizioni senza spirito. Essa è l’oppio dei popoli.

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione èl’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l’aureola.” 

[Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, in Marx & Engels, Opere, Volume 3 (New York, 1975), pp. 175-76]


Karl Marx osserva che i diritti dell'uomo sostenuti dai liberali non sono universali ma esprimono le esigenze di una determinata classe sociale (la borghesia) in un determinato momento storico (il passaggio dal feudalesimo al capitalismo). 

Perciò le classi dominanti non riconoscono a tutti i diritti politici e sono pronte anche a rifiutare la libertà di parola e di espressione a chi va contro i loro interessi. 



Il grande capitale ha bisogno di uno stato di «conflitto e destabilizzazione permanente» per portare a termine i suoi obiettivi: l’accaparramento di risorse e materie prime sempre più rare (all’estero) e il saccheggio della cosa pubblica (in casa). 

Uno dei problemi del capitalismo speculativo è che tende ad arricchire solo una piccolissima percentuale della popolazione: allo scoppio di ogni bolla le classi medio-basse si impoveriscono sempre di più, mentre gli ultra-ricchi diventano sempre più ricchi. In questo senso è una forma di capitalismo che tende inevitabilmente all’oligarchia.

Extreme Inequality: half of global wealth held by the 1%


Lo stato non è più in grado di mediare tra le varie «fazioni» e finisce per diventare asservito unicamente agli interessi nudi e crudi della classe dominante.

Le élite possono facilmente approfittarsi per imporre la propria visione senza dover passare per il processo democratico.

l’Ue è sempre più incapace di mediare tra gli interessi dei vari stati e si fa garante unicamente degli interessi degli stati dominanti e del grande capitale finanziario.

Il processo di concentrazione di ricchezza in corso determinerà tensioni sociali e politiche che il sistema politico farà sempre più fatica a gestire. 

Prima o poi il sistema – e con esso il processo di integrazione europea – è destinato a implodere.

"Homo Homini Lupus"

L'uomo è un superpredatore. Il peggiore dei superpredatori. 

La natura umana è fondamentalmente egoistica e violenta. A determinare le azioni dell'uomo è soprattutto l'istinto di sopraffazione
Thomas Hobbes aveva visto giusto. Egli nega che l'uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un amore naturale. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o società, regolando i loro rapporti con le leggi, ciò è dovuto soltanto al timore reciproco. Ma tali leggi non sono sufficienti a proteggere l'uomo dalla sua tendenza predatoria, la tendenza verso l'auto-distruzione, verso Thanathos, l'istinto di morte. 
Secondo Hobbes, nello stato di natura, cioè uno stato in cui non esista alcuna legge, ci sarà sempre quell'individuo, mosso dal suo più intimo istinto, che cercherà di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri e della sua volontà di potenza
In ogni individuo c'è la tendenza a vedere il prossimo come un nemico. L'essere umano, a causa della sua natura, vive perciò in una perenne conflittualità interna, in un continuo bellum omnium contra omnes (letteralmente "guerra di tutti contro tutti").
Una "legge della giungla" che travalica la giungla stessa perché l'uomo, accecato dalla sua hybris, non riconosce alcun limite e si sente in diritto su ogni cosa, sulla natura e sulla vita altrui. 
Per questo, storicamente, si è resa necessaria per la cultura umana l'istituzione della religione. Ma anche la religione ha dovuto cedere alla violenza insita nell'animo umano: in nome di Dio ancora oggi si uccidono e sgozzano i miscredenti. Il fanatismo, l'integralismo, il fondamentalismo, la rigida e dogmatica interpretazione dei testi sacri intollerante di posizioni diverse, la volontà di fare della derivante ideologia religiosa l'unica ispiratrice della vita sociale e politica (altrui), non è altro che volontà di sopraffazione mascherata da religione.
Il tentativo della religione di ammaestrare, lenire, ri-ordinare, gli istinti distruttivi dell'umanità è fallito nel sangue delle guerre di religione, nella "valle di lacrime" del nichilismo.
"L'unica cosa sacra per l'uomo è l'uomo stesso" (Seneca)

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Messa definitivamente da parte l'utopia cristiana di un“Regno di Dio in Terra” pacifico e non-violento, governato dagli “uomini di buona volontà”, resterebbe solo la speranza di una giustizia sociale retta da un ordine democratico. Ma questa è un'altra utopia. Non esiste un tale sistema, perché non esiste una reale democrazia. Non è mai esistita e probabilmente non esisterà mai. Perché il mondo è governato dalla violenza del desiderio di uomini corrotti e senza scrupoli, che hanno tutto l'interesse a far sì che la violenza dilaghi. Perché il sistema giudiziario è anch'esso corrotto e dunque incapace di produrre giustizia

La Violenza e Il Sacro


Il nichilismo ateo materialista esitenzialista ha distrutto l'identità del mondo Occidentale creando un abisso spirituale, un vortice anticristico, in cui proliferano la corruzione, il porno-capitalismo, la pornografia, la pedofilia, gli stupri, gli assassinii, la violenza contro le donne e i bambini. È questo il prezzo della libertà. 


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