Featured Post

60,000 rapes carried out by UN staff

A WHISTLE blower has claimed UN staff could have carried out 60,000 rapes in the last decade as aid workers indulge in sex abuse unchec...

Tuesday, January 13, 2015

SCONTRO DI INCIVILTA': Morte di Dio Vs. Guerra Santa Who Is The Real Enemy?


L'immagine delle Femen a San Pietro sembra uscita fuori da un film porno blasfemo online. È il simbolo del nichilismo estremo che pervade e schiaccia l'Occidente laico, ateo, materialista, orfano di Dio. Mentre da Oriente avanza l'orda degli invasati jihadisti.


I nostri diritti sono in pericolo: siamo qui per rivendicare laicità, la separazione tra Stato e Chiesa”. 
Cinque donne di Femen, il movimento femminista di protesta ucraino, protestano in diretta contro l’annunciato intervento di Papa Francesco al Parlamento europeo
Tra lo stupore dei turisti in visita al Vaticano, le tre attiviste hanno iniziato a spogliarsi e dopo essersi tolte la maglietta si sono inginocchiate davanti all’obelisco di piazza San Pietro mimando gesti osceni con un crocefisso.

Sulla schiena la scritta “Keep it inside”. Poi hanno urlato: “Il Papa non è un politico”. La polizia è immediatamente intervenuta e le tre attiviste sono state fermate e portate via.

Femen a san Pietro, gesti osceni con un crocifisso tra le gambe 14, novembre, 2014

L'uomo pazzo corse in mezzo a loro e fulminandoli con lo sguardo gridò: “Che ne è di Dio? Io ve lo dirò. Noi l'abbiamo ucciso - io e voi! Noi siamo i suoi assassini!

Nietzsche, “La Gaia Scienza”, Aforisma 125 - L'Uomo Pazzo

«Signori, Dio è morto!» annunciò Jean-Paul Sartre a un gruppo di giornalisti sbalorditi. Erad a poco finita la Seconda Guerra Mondiale. Ci si chiedeva: che fine aveva fatto il Creatore mentre tanti innocenti venivano massacrati, le donne violentate e i bambini inceneriti? Da nessuna parte, rispondeva Sartre. Per Sartre, il compito della filosofia esistenzialista consisteva proprio nel liberare l'uomo dall' “idea” di Dio, porlo nell’essere «senza dei».

Rinnegando la fede in Dio, in una entità trascendente che governa il destino degli uomini, proclamando l'avvento della ragione (illuminismo), della scienza (positivismo), dell'evoluzione (darwinismo), l'Occidente ha visto crollare quel sistema di valori che per tanto tempo ha retto, nel bene e nel male, l'ordine socio-culturale.

La Morte di Dio coincide con la fine di tutta la metafisica. 

La pretesa di laicità da parte dello Stato, il permissivismo, il liberismo, il nichilismo etico, il nichilismo della tecnica, la “mistica del DNA”, la ricerca dell'immortalità fisica, la violenza generalizzata come regressione allo stato primitivo, sono tutte conseguenze della Morte di Dio

Cioè dell'esclusione del sacro dal continuo processo di costruzione e ordinamento socio-culturali. 

L'Età della Ragione assegna alle Chiese il compito di ammaestrare il rigurgito metafisico delle masse, ma esclude Dio dalle decisioni politiche, sociali, economiche. 

L'Età dei Lumi elegge la scienza a nuovo Dio. Ogni credenza nel magico e nel soprannaturale viene relegata nell'ambito della superstizione.

«Noi filosofi e spiriti liberi - scrive Nietzsche ne “La Gaia Scienza” - alla notizia che il vecchio Dio è morto, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora; il nostro cuore ne straripa di riconoscenza, di meraviglia, di presentimento, d'attesa, finalmente l'orizzonte torna ad apparirci libero, anche ammettendo che non è sereno, finalmente possiamo di nuovo scioglier le vele alle nostre navi, muovere incontro a ogni pericolo; ogni rischio dell'uomo della conoscenza è di nuovo permesso; il mare, il nostro mare, ci staancora aperto dinanzi, forse non vi è ancora mai stato un mare così aperto».

«Morti son tutti gli dèi: ora vogliamo che il superuomo viva», esclama Zarathustra.

"Dobbiamo renderci conto che la Morte di Dio è un evento storico, che Dio è morto nel nostro cosmo, nella nostra storia, nella nostra esistenza".

Queste parole di Thomas J.J. Altizer, professore di religione alla Emory University di Atlanta, una scuola Metodista, furono al centro negli anni '60 di un ampio dibattito e dettero vita al movimento della "teologia radicale" nell'ambito del pensiero cristiano che si rifaceva al famoso annuncio di Zarathustra: "Dio è morto!"


I “teologi della Morte di Dio”, come furono chiamati, sostenevano che a causa della secolarizzazione non era più possibile credere in un Dio trascendente che agisce nella storia umana e che la Cristianità avrebbe dovuto continuare ad esistere senza farvi più riferimento. Altizer, in particolare, sosteneva che questa nuova Cristianità senza Dio era un fenomeno unicamente americano, anche se attribuiva un debito intellettuale a certi pensatori europei sia religiosi che secolari. 
A cominciare da Kierkegaard, i sostenitori della Morte di Dio avevano sviluppato l'idea che la Cristianità organizzata (soprattutto il Cattolicesimo) fosse diventata una sorta di idolatria che aveva oscurato il vero messaggio del Vangelo mediante forme culturali datate e irrilevanti. Dietrich Bonhoeffer, il martire anti-nazista, durante la sua carcerazione scrisse del bisogno della chiesa di privilegiare una "interpretazione non-religiosa dei concetti Biblici" e di un mondo secolare in divenire che non aveva più bisogno dell'ipotesi di Dio per spiegare il sole o le stelle o per rispondere all'ansietà dell'uomo.
Il movimento dunque - formato oltre che da Altizer, da Paul van Buren della Temple University, da William Hamilton della Colgate Rochester Divinity School e da Gabriel Vahanian della Syracuse University - partendo dalla constatazione storica della Morte di Dio, prova a ridefinire i principi della Cristianità senza più un Creatore. Secondo Altizer, che attinge ecletticamente al Buddismo, a William Blake, a Hegel e a Mircea Eliade, l'uomo ha ormai smarrito quel senso del sacro che tanto forte era stato nel periodo medievale: il Cristianesimo, invece di portare Dio nella vita umana, è capitolato alla secolarizzazione del mondo moderno

È allora solo nel profanesimo più radicale che l'uomo potrà d'ora in poi sperare di ricatturare il sentimento e la comprensione del sacro.
«Se Dio non esiste tutto è lecito».

«In somma il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla».

Il nichilismo è l'essenza dell'Occidente, perché l'umanità occidentale, dopo aver creduto in Dio, è giunta all'annunzio della sua morte. Dunque, per essa, tutto ciò che poteva avere un senso nella vita, che venisse dall'altro, trascendente, ora è scomparso; la luce si è spenta e la morte di Dio è la fine, meglio: "l'essere-per-la-fine".

Come ha insegnato Sartre ne “L’Essere e il Nulla”, la coscienza umana è costantemente impegnata ad opporsi alla datità dell’essere, nullificandola (nichilismo esitenzialista).

Venuta meno la prospettiva della fede (morte di Dio), all’esistenzialismo moderno non resta altro che il semplice “pathos dell’esistere”, destinato a confrontarsi con l’istanza suprema del nulla

Solo pensando l’uomo come una nullità si può sviluppare una “filosofia dell’esistenza” incentrata sul ripiegamento nel se stesso esistenzialista, ad una interiorità isolata dal piano storico e intersoggettivo, una differenza irriducibile, posta in una condizione angosciosa di apocalisse perenne: l’ “essere per la morte”, il qui e ora, con cui l’uomo si apre continuamente al proprio esserci e al proprio destino. 

L’esistenzialismo rappresenta il culmine dell’umanesimo (e anche la sua fine), in quanto è l’uomo - e non più il rapporto con Dio - isolato, atomizzato, a dare un senso alla propria esistenza e al mondo stesso, col suo eterno naufragare nel nulla in cerca di una continua trascendenza solipsistica.

Sartre dirà che «l’esistenza precede l’essenza», e che «l’uomo è condannato ad essere libero».

Ciò non può che risolversi in un esito nichilistico poiché non c’è più la speranza di salvezza eterna offerta dalla metafisica: l'uomo ha di fronte a se solo il nulla.

Proclamando che "Dio è morto", Nietzsche non ha fatto altro che affermare la divinità dell'essere e della coscienza umana ergendosi a profeta del nichilismo.

[…] Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l'avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa è qui all'opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce da decenni in decenni, come protesa verso una catastrofe: irrequieta, violenta, precipitosa; simile ad una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha paura di riflettere. - Chi prende qui la parola sinora non ha fatto altro che riflettere: come filosofo ed eremita d'istinto, che ha trovato vantaggio nell'appartarsi, nel restar fuori, nel ritardare, come uno spirito audace, indagatore e tentatore che già si e' smarrito in ogni labirinto dell'avvenire;…che guarda indietro mentre narra ciò che avverrà, come il primo nichilista compiuto d'Europa, che ha già vissuto in sé sino il nichilismo sino alla fine, e ha il nichilismo dietro di sé, sotto di se, fuori di se […] (Wille zur Macht)

Il nichilismo ateo materialista esitenzialista ha distrutto l'identità del mondo Occidentale creando un abisso spirituale, un vortice anticristico, in cui proliferano la corruzione, il porno-capitalismo, la pornografia, la pedofilia, gli stupri, gli assassinii, la violenza contro le donne.

È questo il prezzo della libertà.

Dio l'abbiamo ucciso e con lui è scomparso anche l'uomo vecchio, ma quello nuovo (Oltreuomo) è ancor di là dall'apparire”.

Il rapper franco islamico Medine, ritenuto un agitatore della jihad, scrive nei suoi testi che se Nietzsche ha detto che Dio è morto, Dio ha detto che è morto Nietzsche.
In questa provocazione, che restituisce l'idea stereotipata e sbagliata del pensiero del grande filosofo, è scritta la pagina più audace e sottovalutata dell'avanzata del radicalismo musulmano tra le terze generazioni europee: la contaminazione nichilista

L'inquietudine dell'assenza ideologica è una concausa ignorata, sacrificata al concetto della sorpresa per la non riuscita integrazione tra i popoli.
L'Europa in sé può vantare di essere portatrice di valori civili, nella unione osmosica che si realizza tra illuminismo e cristianesimo e la Francia ne è l'esempio plastico. Nel suo ventre vivono sei milioni di musulmani, più del triplo di quanti ce ne siano in Italia. La cultura francese è laica per eccellenza: tanto per dire, pur avendo una grande tradizione cattolica, nessun simbolo appare negli uffici pubblici. Cercare di comprendere perché sia accaduto tutto questo a Parigi, laddove convivono contraddizioni straordinarie (identità nazionale e multiculturalismo,  laicità e religione,  esistenzialismo e neo romanticismo) non è facile.
Parigi però è anche la capitale eterna del Lume, epoca di anticipazione della secolarizzazione che Sartre rianalizzò compiutamente nel secondo novecento. Ed è nella sua contraddizione che accoglie il dilagare del vuoto ideologico nel post 1989. Due secoli prima, la rivoluzione, due secoli dopo la disgregazione del mondo bipolare. 
Nel dopoguerra il mondo arabo ha vissuto pesanti umiliazioni. La privazione della Palestina, la guerra dei sei giorni, l'occupazione sovietica di Kabul, la guerra fratricida tra Teheran e Baghdad alimentata dall'Occidente, la caduta di Beirut, la distruzione dell'Iraq che era una nazione che vedeva i cristiani coopti al Governo.
Da Parigi Khomeini si mosse per destituire lo Scia. Ma da Parigi fu compiuta la grande strage algerina, esempio paradigmatico del colonialismo occidentale. Se guardiamo al Corno d'Africa il quadro si tinge di altre sopraffazioni, certo a vantaggio di una speculazione finanziaria che vede i grandi produttori petroliferi aumentare le loro ricchezze. Sono precondizioni che albergano nel grande inconscio collettivo arabo .
La capacità di seduzione religiosa è l'altro aspetto legato alla crisi del laicismo post ideologico. Costruire una società priva di tensioni culturali non è un buon motivo per consentire tolleranza. Il confronto tra generazioni "occidentali" è impietoso seppure risulti conveniente per noi liquidare con aggettivazioni ipocrite la presunta pace nostra contrapposta alla "loro"guerra.
Una parte di quel mondo lì usa la religione come strumento di sopravvivenza al nichilismo, cercando nella metafisica divina l'appagamento per un esistenzialismo faticoso.  È la reazione all'essere e il nulla sartriano perché coloro che hanno guidato gli assalti a Parigi, così come accadde a Londra, sono cresciuti nell'Europa del relativismo. Per questo non può essere una guerra di religione.
Per questo il dogma binariale della Fallaci fu disastroso. Il bene contro il male e in mezzo? 
Se l'Europa aderisce a questa regola di ingaggio americana e protestante tradisce i suoi due più edificanti principi fondanti: quello cattolico, del libero arbitrio, e quello laico della tolleranza. Entrambi sono l'immagine dell'umanesimo. Confondere le ali estreme con una guerra di globo ha già portato l'Iraq a diventare Isis. Il Klu Klux Klan pensava che Dio fosse bianco. Era di ispirazione cristiana e uccideva i neri con la croce sul volto incappucciato.
Travisare la straordinaria cultura araba con le sue deviazioni sarebbe un suicidio. Così come è assurdo non avvertire che nell'involucro dei nostri buchi ideologici si celino malesseri che prendono strade diverse. 

L'implosione del sistema occidentale ed orientale che ha diviso in due il mondo contemporaneo ha lasciato anche questa ferita aperta. Solo una lenta e progressiva riappropriazione delle proprie ragioni di vita potrà cesurarla. 



Come ha sintetizzato Francesco Botturi, professore di Filosofia morale all'Università cattolica di Milano, "l'ateismo è, contro la sua intenzione, un potente fattore di nichilismo". Il mondo contemporaneo - continua Botturi -  presenta "un vertiginoso vuoto di universalità (di senso, di valore, di forme di vita; cioè di condivisione dell'esistenza".

Allo stesso tempo si nota qua e là una reviviscenza dell'elemento religioso, troppo spesso nelle forme parziali di valori soggettivi all'interno di un mondo secolarizzato, o come religiosità staccata dall'appartenenza ecclesiale, o come riaffermazione di un tradizionalismo o di un fondamentalismo.

La rinascita religiosa è evidente nei Paesi delle Primavere arabe, dove sono nate nuove forme di espressività religiosa. Olivier Roy, dell'Università europea di Firenze, ne ha ricordate alcune: i movimenti sufi, le fatwa on-line; le comunità musulmane che chiedono autonomia dallo Stato. Ma ha anche sottolineato come le "primavere" sono segnate da partiti politici islamici che si manifestano incapaci a garantire la convivenza e Stati che vedono nel controllo e nella burocrazia l'unico modo di utilizzare la religione nella società.


«Questo dovere non si concluderà con la vittoria in Afghanistan; il jihad resterà un obbligo personale finché ogni altra terra appartenuta ai musulmani non ci sarà restituita così che l'Islam torni a regnare; davanti a noi si aprono la Palestina, Bukhara, il Libano, il Ciad, l'Eritrea, la Somalia, le Filippine, la Birmania, lo Yemen del SudTashkent e l'Andalusia. » [24][25]

ʿAbd Allāh al-ʿAzzām era un predicatore nato in Palestina, trasferitosi in Arabia Saudita e poi in Pakistan, i cui sermoni hanno influenzato anche il pensiero di bin Laden e che aveva istituito un'organizzazione denominata Maktab al-Khidamat (MAK), finalizzata alla gestione dell'afflusso di volontari e fondi in loco per il sostegno ai mujaheddin [23]; quando i due si incontrarono a Peshāwar, al-ʿAzzām iniziò a teorizzare una lotta come obbligo morale per tutti i musulmani.

Quando l'Unione Sovietica invase l'Afghanistan nel 1979ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām emise una fatwa (sentenze legali islamiche su fattispecie giuridiche del tutto astratte) chiamata "Difesa delle terre islamiche, il primo dovere secondo la Legge" [1], dichiarando che tanto la lotta afghana quanto quella palestinese erano jihād nelle quali l'azione militare contro i kuffār (miscredenti) sarebbe stata farḍ ʿayn (obbligo personale) per tutti i musulmani. L'editto fu appoggiato dal Gran Mufti dell'Arabia Saudita

Nei testi di al-ʿAzzām viene ripetutamente citato il martirio come mezzo per ottenere le ricompense nell'altra vita quali «l'assoluzione da tutti i peccati, settantadue bellissime vergini, e il permesso di portare con se settanta membri della propria famiglia»[26].

Le minacce, incluse quelle di morte, sono spesso emesse come fatwaObiettivi e vittime includono sia musulmani che non musulmani. I musulmani sono normalmente minacciati con il takfir (condanna di "miscredenza" grave, emessa contro un musulmano o un gruppo che si definisca islamico, tale da rendere teoricamente lecito "versarne il sangue"). Questa è una condanna a morte implicita perché, secondo gli hadith del Profeta, nell'Islam la punizione degli apostati è la morte.

L'attività dei terroristi islamisti è spesso indicata come jihad ("sforzo, "impegno", qui inteso però in senso bellico), ma questa espressione non intende necessariamente una azione violenta. 

«Combatti per la causa di Dio chi ti combatte, ma non superare i limiti; poiché Dio non ama coloro che eccedono. »
(Corano)
I musulmani credono che un posto in Paradiso (Jannah) sia assicurato a colui che muore come parte in lotta contro l'oppressione in qualità di shahīd (martire, cioè testimone). Ma le descrizioni del Paradiso, nell'Islam come nel Cristianesimo, sono intrinsecamente problematiche. Considerazioni negli hadīth e nel Corano circa le ricompense spettanti allo shahīd — i settantadue "puri spiriti" conosciuti come Huri, i fiumi che scorrono, l'abbondanza di freschi frutti — possono, a seconda delle prospettive, essere considerati realtà letterali o metafore per un'esperienza trascendente l'umana espressione.

Combattete, dunque, per la causa di Dio, e sappiate che Iddio è audiente e sciente. Sura II, 244 

La parola jihad connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra santa.

La tradizione islamica ritiene che quando i musulmani vengono attaccati diventi obbligatorio per tutti i musulmani difendersi dall'attacco, partecipare allo jihād difensivo.

In epoca coloniale le popolazioni musulmane insorsero contro le autorità coloniali sotto la bandiera dello jihād (gli esempi includono il Daghestan, la Cecenia, la rivolta indiana contro la Gran Bretagna (Moti indiani del 1857, altrimenti chiamati dai britannici Mutiny, cui peraltro parteciparono in maggioranza gli Hindu) e la guerra d'indipendenza algerina contro la Francia). In questo senso, lo jihād difensivo non è diverso dal diritto di resistenza armata contro l'occupazione, che è riconosciuto dall'ONUe dal diritto internazionale.

Dio come scopo, il Profeta come capo, il Corano come costituzione, il jihad come metodo, e la morte per la gloria di Dio come più caro desiderio (motto di Hamas, Statuto di Hamas, Art.8) 


Lo jihād offensivo è l'intraprendere una guerra di aggressione e conquista contro i non-musulmani al fine di sottomettere questi e i loro territori al dominio islamico. Secondo numerose interpretazioni tra cui la Encylopedia of the Orient, "il jihād offensivo, cioè l'aggressione, è pienamente ammesso dall'islam sunnita[2], ma al contrario del jihād difensivo non vi è alcun obbligo di partecipazione da parte dei singoli fedeli musulmani, ma solo della comunità islamica nel suo insieme.

L''interpretazione militante del jihād è propensa a suggerire una visione del mondo in cui forze ostili anti-islamiche impediscono all'Islam di realizzare il suo pieno potenziale per un'espansione globale pacifica — una visione del mondo in cui l'Islam sarà alla fine adottato dall'intera umanità se queste forze ostili verranno affrontate socialmente e militarmente

La Jihad è considerata, dall’ortodossia musulmana, non solo un mezzo di propaganda religiosa ma un vero e proprio strumento politico-militare dedicato alla realizzazione del Califfato, regime teocratico basato sulla shari'a o legge islamica. 

Jihad Da Wikipedia

HAMAS: IL MOVIMENTO DI RESISTENZA ISLAMICO di Manuel Zanarini


Dal Mahdismo ad Al Qaeda La Jihad globale GNOSIS 2/2010









THE LAST CRUSADE



Scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori. In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte gli empi. (Maccabei 1,16)

Pertanto, dice il Signore Dio: "Ecco il mio furore, la mia ira si riversa su questo luogo, sugli uomini e sul bestiame, sugli alberi dei campi e sui frutti della terra e brucerà senza estinguersi". Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: "Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! (Geremia 7,20)

…Dice il Signore: "Devastato sarà tutto il paese; io compirò uno sterminio. Pertanto la terra sarà in lutto e i cieli lassù si oscureranno, perché io l'ho detto e non me ne pento, l'ho stabilito e non ritratterò". (Geremia 4,27)

“Questo non è l’inizio. È la fine. Il culmine di una guerra secolare che presto crescerà e consumerà tutto. E’ l’apocalisse. Ed è in arrivo



Sarà quindi l’ora di invadere la Persia, e Allah vi permetterà di conquistarla. Sarà quindi l’ora di invadere Roma, e Allah vi permetterà di conquistarla. Poi si combattere il falso messia, e Allah vi permetterà di conquistare anche lui”.
"Dabiq", la rivista dell'ISIS, strumento di propaganda dello Stato Islamico, pullula di immagini sgargianti. Immagini mostrano un militante mascherato in un contesto di fiamme e di un’arca in un mare agitato. Una presentazione, scrive il Post, che sembra uscita da un film di fantascienza o da un videogioco. 
Secondo gli analisti americani, Dabiq è un altro potente strumento a sostegno della strategia di reclutamento dell’Isis. Ci sono foto di cadaveri insanguinati, edifici distrutti e, forse la più inquietante, una grande sezione dedicata alla decapitazione del giornalista americano James Foley, che il magazine definisce una punizione per le violenze commesse dall’esercito degli Stati Uniti. Comprendere il fascino del messaggio, dicono gli analisti citati dal Washington Post, è la chiave per comprendere l’incredibile successo riscosso dai jihadisti dell’Isis nel reclutare seguaci, che si stima abbiano attirano finora 12.000 combattenti stranieri provenienti da 74 Paesi e nazioni.
Dabiq chiama gli occidentali “romani” o “crociati”. L’ideologia dello Stato islamico divide crudamente il mondo in due campi. Non vi è “nessun terzo campo presente”, Dabiq cita solo “il campo dell’Islam e della fede, e il campo di kufr (miscredenza) e dell’ipocrisia – il campo dei musulmani e dei mujahidin in tutto il mondo, e il campo degli ebrei, i crociati, loro alleati, e con loro il resto delle nazioni e religioni di kufr, il tutto guidato da America e Russia”.
La rivista trae gran parte del suo simbolismo dal suo nome, che deriva dall’omonima città settentrionale siriana. Nonostante le piccole dimensioni, Dabiq è di grande importanza storica e religiosa perché è lì, secondo lo Stato islamico, che si verificherà “una delle più grandi” battaglie tra l’Occidente e le forze dell’Islam. Sarà l’Armageddon, il luogo dove alla fine dei tempi, secondo il Nuovo Testamento (Apocalisse 16,16), gli spiriti immondi raduneranno tutti i re della terra. La regione di Dabiq nel 1516 ospitò, tra l’altro, la battaglia finale tra Ottomani e Mamelucchi, vinta dai primi consolidando così l’ultimo califfato islamico riconosciuto.
La rivista presenta lo Stato islamico come unica voce musulmana e, come tale, inevitabile nemico dell’Occidente. Questo può avere particolare risonanza nei paesi musulmani vicini, che sono popolati da molti residenti che pensano che l’Armageddon avverrà nel corso della loro vita. “Verrà un giorno”, scrive Dabiq, “quando il musulmano sarà ovunque, come un maestro, avendo l’onore di essere venerato, a testa alta e con la sua dignità preservata”.
I sostenitori sembrano essere convinti della validità della profezia. Sono in molti a rivelarla e ad enfatizzarla anche sui social network. Shadi Hamid, un ricercatore presso il Brookings Institute, ha detto che l'hadith è fortemente invocato dall'Isis perché "solleva il morale. È giusto presumere che la stragrande maggioranza dei combattenti credono in questi messaggi". 
L'antica hadith è stata tramandata in diverse versioni nel corso degli ultimi 1000 anni, ma in tutti i casi si incentra su una battaglia tra un esercito musulmano e le forze dei non credenti. La profezia ha avuto un ruolo nella ideologia del movimento fin dai suoi primi giorni.

Dabiq, l’agghiacciante magazine dell’Isis che sogna l’Armageddon 16 settembre 2014

The 1,300-year-old apocalyptic prophecy that predicted a war between an Islamic army and 'infidel horde' in Syria and is fuelling ISIS's brutal killers EMMA GLANFIELD FOR MAILONLINE 9 October 2014




SCONTRO DI INCIVILTA' 

Molti dei gruppi ribelli anti Assad, che poi hanno dato vita all’Isis, erano stati inizialmente sostenuti da governi occidentali nonché armati dalla CIA statunitense. Più o meno lo stesso era successo ai tempi della prima guerra in Afghanistan, con Bin Laden e la nascita di Al Qaeda.

Chi è stato a buttare giù le torri gemelle l'11 Settembre del 2001? Ancora non lo sappiamo con certezza.

Chi è più sanguinario, il terrorismo islamico dell'ISIS e Al Qaeda o la guerra umanitaria dell''Occidente che fa strage di donne e bambini?

Chi è più folle, il cristiano e islamofobo Anders Behring Breivik, autore di una delle stragi terroristiche più terribili della storia, o il kamikaze muslmano che si fa saltare in aria in nome di Allah? 

Dove sta il bene e dove sta il male?

L'attuale scontro di inciviltà è uno scontro tra due mondi solo apparentemente distanti, ma che in realtà si compenetrano e si contaminano a vicenda. I "Foreign Fighters" e i "Jihadisti di ritorno" ne sono la prova. 

In tempi di globalizzazione avanzata postmoderna non ci sono più confini, non ci sono più barriere, non ci sono più separazioni, tutto il mondo è un villaggio globale. Dominato dalla violenza.

Altro che Libertè, Egalitè e Fraternitè. Il mondo è una giungla. Il darwinismo sociale è stato proiettaato su una scala globale. Homo Homini Lupus. Mors Tua Vita Mea.

I "bizantini", i sanguinari esportatori di democrazia e fuoco amico, contro i sanguinari tagliatori di teste jihadisti. Gli orfani di Dio contro gli assetati di sangue mahdisti.


L'ombra degli USA dietro la Strage di Peshawar DECEMBER 16, 2014


non c'è neppure la parvenza di qualsivoglia forma di civiltà nelle crociate cattoliche, o nel così detto "terrorismo islamico", o nello sterminio sistematico del popolo palestinese da parte delle oligarchie ebraiche di Israele. In ognuno di questi casi, siamo di fronte piuttosto ad uno scontro di inciviltà

Inciviltà parallele fondate su monoteismi mostruosi e deliranti. Questi tre pensieri magici, l'ebraismo, il cattolicesimo e l'Islam; che da secoli tengono in scacco metà della popolazione mondiale; nelle loro diverse e creative sfumature di inciviltà, si preoccupano di fabbricare forme bizzarre del divino, atte tutto sommato alla medesima funzione: definire e mantenere in vita figure allegoriche di potere (maschile e con barba folta in tutti e tre i casi); dare ordini severi di sottomissione alle donne; e fare in modo che il Dio dell'Universo, colui che secondo lor signori ha fatto i pianeti, le galassie, le stelle e tutte le specie animali fino agli organismi unicellulari; abbia costantemente sotto controllo la sessualità e il piacere con cui i maschi e le femmine di qualsiasi specie, si relazionano tra loro. 


Non pas à propos des barbares, mais de nous-mêmes: notre société n'est-elle pas, elle aussi, d'une violence inouïe ? Les injustices sociales, la recherche du profit au détriment des individus et des peuples, l'exclusion ou l'indifférence au quotidien, le repli sur soi, tout cela tue en silence, "légalement", sans coup de feu, loin des médias. Par ailleurs, n'est-ce pas dans cette société "civilisée" qu'ont grandi les futurs assassins ? N'est-ce pas dans nos prisons, auxquelles nous refusons d'allouer des budgets suffisants, qu'ils ont été endoctrinés ? Ce sont eux les coupables, bien évidemment, mais nous ne sommes pas innocents. La barbarie a différents visages, et je ne suis pas certain que la nôtre, celle dont nous sommes responsables, à défaut d'être moins spectaculaire, n'en soit pas pour autant moins cruelle. Nous sommes tous des Charlie. Mais nous sommes aussi tous des barbares, à notre façon. 
Tous contre la barbarie? Pourquoi je ne suis pas Charlie Jean-Michel Longneaux 12/01/2015


I complici dell'Isis hanno sfilato a Parigi in difesa della libertà di stampa e dei valori dell'Occidente. I vari Cameron e Hollande sono infatti i principali responsabili, unitamente a Barack Obama, loro complice e sodale, di avere armato i miliziani islamici (sul significato del loro ultra-integralismo ci sarebbe molto da discutere) con il fine di rovesciare il governo laico (e socialista!) di Assad. 

I complici dell`Isis Giuliano Augusto

The Truth About 21 Hypocritical Leaders Who Supported French Media 13 gen 2015


Secondo le Hadith, ad-Dajjal, l'anticristo islamico, giungerà quando l'omosessualità e l'edonismo saranno dominanti nel mondo e dividerà i Musulmani conducendoli ad una grande guerra finché non dovrà vedersela con il vero messia, il Madhi, che farà da ponte verso il Giudizio FinaleYawm al-Qiyāmah, alla fine della battaglia di Dabiq.

Secondo l'escatologia islamica, inoltre, nell'Apocalisse, Mahdi e Gesù saranno fianco a fianco contro l'Anticristo.

Ecco finalmente una visione riconciliatrice: le forze del bene unite per sconfiggere quelle del male

Uniti contro il vero nemico, contro i falsi profeti, i falsi messia

United aganist the real enemy, false prophets, false messiah

Gunmen in American helicopters shooting a family of five trying to swim across a river while escaping the carnage in Fallujah. Or killing doctors and nurses who were trying to help those wounded by indiscriminate American bombing. Or that story of the American soldier "finishing off" an injured Iraqi man.

 
These are only the latest of thousands of heartless atrocities wreaked on a ravaged country by an overwhelming military force that can only be described as completely insane. Representing a country that can only be described with the same phrase. The country in question is yours. Can you deal with that?

Who Is The Real Enemy?  


RELATED

WEB - Terrorism NOVEMBER 4, 2014



The Arab Winter DECEMBER 26, 2014






Ti piace?

No comments:

Post a Comment

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...