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Monday, March 16, 2015

Brasile, corruzione dilagante: 1 milione di persone in piazza contro Rousseff

La manifestazione sull’avenida Paulista a São Paulo. In decine di città brasiliane sono state organizzate proteste contro la presidente Dilma Rousseff, a causa della crisi economica e di uno scandalo della corruzione legato al gruppo petrolifero Petrobas. Paulo Whitaker, Reuters/Contrasto


L'annuncio dell'adozione entro pochi giorni di un pacchetto di norme contro la corruzione dilagante in Brasile. È la riposta, ancora del tutto vaga, al milione di persone che domenica hanno protestato in quasi 50 città del Brasile contro il governo di sinistra, la corruzione della classe politica e per chiedere l'impeachment del presidente Dilma Roussef, rieletta sul filo di lana solo 5 mesi fa.

A spingere i manifestanti in piazza è stato il colossale scandalo di tangenti versate ai partiti e ai politici (tra i quali i presidenti di Camera e Senato) dal monopolista petrolifero pubblico Petrobras. Il ministro della Giustizia, Jose Maurizio Cardozo, ha promesso nuove misure e l'avvio di un confronto tra le parti sociali per discutere delle leggi contro la corruzione e di riforme politiche: "È necessario continuare questo dialogo e fornire allo Stato brasiliano meccanismi che possano efficacemente realizzare azioni rapide ed accurate per punire gli atti di corruzione", ha detto parlando accanto al segretario generale della Presidenza della Repubblica, Miguel Rossetto, che ha il rango di ministro.

Fulcro della protesta a Rio de Janeiro è stato il lungomare della spiaggia di Copacabana. A San Paolo, roccaforte delle opposizioni di centro-destra, i manifestanti che si sono ritrovati lungo la Avenida Paulista erano più di mezzo milione. In piazza c'erano sia i moderati del movimento 'Vem pra rua', che non chiedono l'impeachment del presidente, che i falchi del Movimento Brasil Livre, che invece invocano la messa in stato d'accusa di Roussef. 

Brasile: 1 milione contro Rousseff, annuncio stretta anticorruzione 16 MAR 2015


La Corte suprema del Brasile ha autorizzato le indagini su decine di politici brasiliani, tra cui i due attuali presidenti delle camere del Congresso nazionale e un ex presidente. Secondo i magistrati, in passato molte società private hanno corrotto politici e altri funzionari per ottenere appalti e commissioni da Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica e una delle più grandi società al mondo. Circa 54 persone sono attualmente coinvolte nello scandalo, tra cui 49 politici.


Tra i più importanti politici coinvolti ci sono il presidente del Senato Renan Calheiros e quello della Camera dei deputati Eduardo Cunha, oltre all’ex ministro dell’Energia Edison Lobao e Fernando Collor de Mello, presidente del Brasile tra il 1990 e il 1992. La maggior parte dei fatti a cui fa riferimento l’indagine sono avvenuti mentre l’attuale presidente del Brasile, Dilma Rousseff, sedeva nel consiglio di amministrazione di Petrobras, alla fine degli anni Novanta. Secondo i magistrati, Rousseff era completamente estranea al giro di corruzione. Gran parte dei politici coinvolti, però, appartengono alla sua stessa formazione politica, il Partito dei Lavoratori.


Al centro dello scandalo ci sono un gruppo di manager di Petrobras che si erano accordati con i politici per chiudere un occhio di fronte ai contratti da centinaia di milioni di euro che alcune società di costruzioni ottenevano da Petrobras. I contratti avevano prezzi gonfiati e il 3 per cento del loro valore totale veniva intascato dai politici che avrebbero dovuto controllare sul corretto svolgimento delle gare d’appalto. La presidente Rousseff si trovava già in una situazione difficile a causa delle misure di austerità economica.


Petrobras, che ha un fatturato di più di cento miliardi di euro l’anno, cioè come il PIL di una piccola nazione, è considerata una delle colonne portanti dell’economia brasiliana, oltre che un’importante fonte di entrate per il governo. Lo scandalo ha messo la società in una brutta situazione. Da settembre, ha raccontato il Wall Street Journal, le azioni di Petrobras hanno perso il 64 per cento del loro valore. A causa delle difficoltà nel misurare la quantità di tangenti pagate, i revisori contabili si sono rifiutati di firmare il bilancio 2014 della società che ora è del tutto tagliata fuori dal mercato del credito internazionale.


Petrobras intanto ha tagliato i costi, interrotto alcuni investimenti in programma e iniziato a vendere alcune proprietà nel tentativo di continuare a finanziarsi. Inoltre, i contratti ottenuti da alcune società che avrebbero partecipato allo scandalo corruzione sono stati bloccati. Tutte queste misure hanno provocato conseguenze significative: per esempio hanno messo a rischio di fallimento moltissime società che lavorano nell’indotto di Petrobras.

49 politici indagati per lo scandalo Petrobras 7 marzo 2015

Brazil Petrobras scandal: Top politicians accused 7 March 2015

Tra le società petrolifere cresce l’allarme debiti. Ora Petrobras è «spazzatura» di Sissi Bellomo25 febbraio 2015


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