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60,000 rapes carried out by UN staff

A WHISTLE blower has claimed UN staff could have carried out 60,000 rapes in the last decade as aid workers indulge in sex abuse unchec...

Tuesday, March 17, 2015

THE SYSTEM

"Ercolino" Incalza, il "dominus totale" delle Grandi Opere, al centro del "Sistema", è un vero e proprio recordman dei proscioglimenti, ben 14 e nessuna condanna. Intanto Renzi riforma la Costituzione preparando il campo ai colossi stranieri di acqua, luce e gas

Il «modus operandi criminale» delle persone arrestate nell'inchiesta «Sistema» della procura di Firenze e del Ros è fondato, sottolineano gli investigatori, sui «reciproci rapporti di interesse illecito» tra gli indagati.  

In particolare, secondo l'accusa, le società consortili aggiudicatarie degli appalti delle Grandi Opere sarebbero state indotte da Ercole Incalza - capo della struttura di missione presso il ministero delle Infrastrutture, competente sulle Grandi opere - a conferire all'imprenditore Stefano Perotti, o a professionisti e società a lui riconducibili, incarichi di progettazione e direzione di lavori «garantendo di fatto il superamento degli ostacoli burocratico-amministrativi»; Perotti, quale contropartita, avrebbe assicurato l'affidamento di incarichi di consulenza o tecnici a soggetti indicati dallo stesso Incalza (peraltro destinatario anch'egli di incarichi «lautamente retribuiti» conferiti dalla Green Field System srl, una società affidataria di direzioni lavori).

Ad uno degli altri indagati, Francesco Cavallo, veniva riconosciuto da parte di Perotti, tramite società a lui riferibili, una retribuzione mensile di circa 7.000 euro «come compenso per la sua illecita mediazione». A Perotti, responsabile della società Ingegneria Spm e ritenuto dagli inquirenti «figura centrale dell'indagine», sono stati affidati da diverse società incarichi di direzione lavori per la realizzazione di numerose «Grandi Opere», ferroviarie e autostradali. Tra queste figurano la linea ferroviaria A/V Milano-Verona (tratta Brescia - Verona); il Nodo TAV di Firenze per il sotto attraversamento della città; la tratta ferroviaria A/V Firenze Bologna; la tratta ferroviaria A/V Genova-Milano Terzo Valico di Giovi; l'autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre; l'autostrada Reggiolo Rolo-Ferrara; l'Autostrada Eas Ejdyer-Emssad in Libia. 

Dall'indagine è emerso anche come Perotti abbia influito illecitamente, secondo l'accusa, sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia Expo 2015. Sempre Perotti ha ottenuto anche, in favore di società a lui riconducibili, l'incarico di direttore dei lavori di un appalto Anas relativo a un macro lotto dell'autostrada A3 Salerno Reggio Calabria e il conferimento dell'incarico di progettazione del nuovo centro direzionale Eni di San Donato Milanes

Operazione Sistema, Grandi opere: così si allargava la rete della corruzione 16 Marzo 2015

Il terremoto giudiziario scatenato dalla Procura di Firenze ha travolto anche uno dei pochi appalti Expo non ancora toccati dalle inchieste, quello del Padiglione Italia.

C’è l’ex responsabile unico del Padiglione Italia, Antonio Acerbo, già arrestato per l’appalto sulle 'Vie d’acqua'. C’è Andrea Castellotti, «uomo di Cl», prima dirigente della Tagliabue, impresa che vince l’appalto quando lo stesso manager diventa Facility manager in Expo. Con loro, l’ex assessore ciellino della giunta MorattiGiacomo Beretta, gli imprenditori Attilio e Luca Navarra che vinceranno l’appalto, Stefano Perotti, l’imprenditore arrestato a Firenze, interessato a questo e altri appalti. Tutti accusati di aver turbato la gara «pilotandone l’aggiudicazione in favore» della 'Italiana costruzioni', capofila di un’associazione temporanea d’impresa, composto anche dal Consorzio Veneto Cooperativo.

"La corruzione le grandi opere del nostro paese è inevitabile. Solo un santo può resistere alla tentazione di farsi corrompere". 

Così, in un'intervista alla Stampa, il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, titolare dell'inchiesta sul Mose, commenta l'arresto di Ettore Incalza e l'inchiesta sulle Grandi opere aperta dalla Procura di Firenze. 

Corruptissima repubblica plurimae legger 

Nordio individua la causa di questo nuovo scandalo nel sistema normativo vigente in Italia. "È talmente contraddittorio, bizantino e complicato da concedere al politico o al dirigente di turno discrezionalità assoluta che sconfina nell'arbitrio", poiché "l'imprenditore che ambisce ad un appalto deve bussare, a causa della nostra farraginosa burocrazia, a 100 porte e sa che almeno una di queste si aprirà se oliata da una tangente". È dunque la burocrazia che favorisce la corruzione: "Se ci fosse una sola porta, una sola legge, le tentazioni sarebbero minori. La determinazione più chiara della competenza semplificherebbe il sistema normativo".


Il procuratore aggiunto di Venezia critica anche la nuova legge anticorruzione, considerandola poco efficace, se non del tutto inutile: "Con il massimo rispetto per il presidente Grasso, sono convinto che la nuova legge non servirà a un bel niente". Secondo Nordio infatti "non è inasprendo le pene che si combatte la corruzione: quello che occorre è una rivoluzione culturale per snellire la macchina burocratica e prevedere meno controllori, meno passaggi. Le pene esistono già e sono anche alte, prevedono la reclusione fino a 15 anni o 20 se vi sono annessi altri reati. A parte il fatto che il carcere non fa più paura a nessuno, basti pensare a quanti ex terroristi o mafiosi sono già fuori, non serve aumentare il numero elle leggi. Tacito lo diceva già 2000 anni fa, 'Corruptissima repubblica plurimae legger', ossia in una repubblica molto corrotta, le leggi sono moltissime".

«Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità». Ma in Italia accade il contrario: «i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati». 

Così il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, ha commentato martedì in tv, a Unomattina, l’inchiesta di Firenze sulle grandi opere.

Il numero uno dell’Anm è critico, in particolare, sulla serie di interventi legislativi che avrebbero favorito i corrotti, a cominciare da Tangentopoli, poi nel 2002 con «la depenalizzazione del falso in bilancio» e ancora nel dicembre 2005 con la «riduzione della prescrizione».


È il "dominus totale" delle Grandi opere, l'uomo al centro del "sistema corrotto" rispettato da ministri, politici ed ex; 


"l'incantatore di serpenti" che va tenuto buono per non rischiare di rimanere fuori dal giro che conta; il funzionario che si compiace al telefono quando un quotidiano lo inserisce tra i 6 uomini più potenti d'Italia: le carte dell'inchiesta di Firenze, confermano così il potere di "Ercolino" Incalza, come lo chiama un indagato.

Al ministero, a legger le carte, non c'è argomento che non venga toccato da Incalza. Il ministro Lupi deve fare un'intervista? È Ercolino che gli predispone le risposte. Il ministro deve rispondere ad un'interrogazione parlamentare che chiede conto proprio della nomina di Incalza? L'intervento, dice il Gip, lo prepara l'avvocato del funzionario, Titta Madia

Quello con Lupi è un "legame strettissimo" tanto che il ministro minaccia di far cadere il governo se la struttura di missione diretta da Incalza viene cancellata: "su questa roba ci sarò io e ti garantisco che se viene abolita...non c'è più il governo...l'hai capito o non l'hanno capito!?". 

Un'influenza, quella di Incalza su Lupi, che emerge chiaramente il 28 febbraio 2014 quando il governo Renzi, durante il Cdm, nomina 44 sottosegretari, di cui 9 viceministri. Lupi chiama Incalza: "dopo che tu hai dato...hai dato la sponsorizzazione per Nencini, l'abbiamo fatto vice ministro alle infrastrutture". 

Lui, Ercolino, al telefono con un amico ricorda che c'è anche un altro socialista al ministero, Umberto del Basso De Caro. E il suo amico commenta: "complimenti, sempre più coperto". 

Quando tutto sembra finito, con Incalza finalmente in pensione, arriva però la nomina a collaboratore del ministero, criticata da più parti. E in molti non ci stanno. "È veramente una cosa... - dice Burchi - una schifezza tale che non se ne può più...mi viene anche a me da vomitare...si sono scatenati tutti alla difesa di Incalza oggi, da Alfano a Schifani". 

Gaspari condivide: "Naturalmente hanno fatto un bando che si adatta solo ad Ercolino...vabbè, non l'hanno capito che la gente si sta scocciando di tutte queste porcate e prima o poi farà casino".

Il sistema corrotto delle Grandi opere: Ercole Incalza rispettato da tutti ministri 17 marzo 2015

Incarichi e inchieste si accumulano in due pile parallele nella carriera di Ercole Incalza, il cui nome in atti giudiziari comincia a circolare, con pesanti accuse, all’indomani dei Mondiali di calcio di Italia ‘90. Nella memoria rimangono le imprese sportive, nelle città che le hanno ospitate restano invece opere incompiute, inutilizzabili o fatte male.
Nel 1996 comincia invece il lungo capitolo legato alla Tav, di cui Incalza è amministratore delegato. La procura di La Spezia fa arrestare l’ad di Fs Lorenzo Necci, il finanziere Pierfrancesco Pacini Battaglia, l’allora ad della Oto-Melara Pier Francesco Guarguaglini (fino al 2011 presidente di Finmeccanica). Una associazione a delinquere che a seconda delle pozioni degli indagati si sarebbe resa responsabile di corruzione, peculato, truffa, falso, riciclaggio. Incalza avrebbe pagato i magistrati Renato Squillante e Giorgio Castellucci per ammorbidire l’inchiesta sulla Tav. Poi si dimette «per evitare che mie vicende personali vengano strumentalizzate a danno del progetto Alta velocità». Il suo nome compare in alcune intercettazioni in cui Pacini Battaglia affermava di avergli dato del denaro per «far fronte ad una scommessa persa sulle partite di calcio». In un’ altra intercettazione invece lo stesso Incalza parla con l’ ex amministratore delegato delle Fs, Lorenzo Necci, di progetti e finanziamenti collegati all’alta velocità. Questo capitolo giudiziario viene aperto a Roma, dove Incalza è accusato di abuso di ufficio.
La cosiddetta Tangentopoli 2 da La Spezia viene trasferita a Perugia per competenza. La posizione di Incalza si aggrava e il manager finisce agli arresti Secondo i pm «appare pienamente partecipe dei disegni criminosi dell’associazione e protetto dalla stessa, anche a livello giudiziario, in relazione alle indagini sul conto della ‘Tav spa». Tutte le accuse, escluso il riciclaggio che non coinvolge Incalza, vengono prescritte. E sempre sulla Tav la procura capitolina apre un altro filone per presunte false fatture, coinvolti ancora Necci e Incalza per i quali viene poi chiesta l’archiviazione.
Arriva poi, e siamo agli anni scorsi, il coinvolgimento nell’inchiesta sui lavori per il G8 gestiti dalla «cricca degli appalti» di Balducci, Anemone e Zampolini, grazie ai quali Incalza, dal 2004 capo struttura al ministero dei trasporti su nomina del ministro Lunardi, avrebbe pagato a un prezzo stracciato un appartamento di lusso nel quartiere Flaminio: 390 mila euro per 5 stanze. «È una vicenda che mi lascia assolutamente tranquillo» precisava Incalza, mentre il suo avvocato Titta Madia lo definiva «un vero e proprio recordman dei proscioglimenti, ben 14 e nessuna condanna». 

Da Italia 90 alle ferrovie, Incalza, 25 anni di inchieste Fulvio Fiano 16 marzo 2015




Passano gli anni, passano i governi, passano le promesse, ma in Italia il livello endemico di corruzione continua ad aumentare.
Il livello raggiunto dall’Italia nel 2014 è lo stesso di paesi come il Senegal e lo Swaziland, piccola monarchia del Sud Africa.
Nell’area dell’euro, invece, non abbiamo rivali: pur allineandoci sullo stesso piano della Grecia, nessuna altra nazione presenta un indice di percezione della corruzione superiore al nostro (la corruzione reale è molto peggio).
L’elaborazione è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA su dati Transparency International, istituto che ogni anno elabora l'indice sulla corruzione in più di 170 paesi del mondo.
Negli ultimi 5 anni, fa notare la CGIA, la situazione si è aggravata. Sempre secondo la graduatoria stilata da Transparency International, abbiamo peggiorato la nostra posizione a livello europeo di 6 posizioni: solo l’Austria (+7) e la Slovenia (+12) hanno fatto peggio di noi.

Nel frattempo, Con la riforma dell'Articolo V, approvata subdolamente in Parlamento, Renzi ha creato le condizioni per un'immensa privatizzazione a favore di colossi dell'energia stranieri.
L'importante, spesso, non è spiegare, ma non far capire. Molte riforme fondamentali passano tra le pieghe di un provvedimento come se fossero marginali. I parlamentari approvano senza nemmeno sapere cosa votano, seguendo le indicazioni del capogruppo mentre i giornalisti ne scrivono senza capire o, spesso, non ne scrivono affatto.

Prendiamo la recente riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi. I giornali si sono concentrati sugli aspetti più eclatanti come l'abolizione di fatto del Senato e l'aumento delle firme per referendum e iniziative popolari; pochi hanno parlato dell'articolo V della Costituzione, che solo a nominarlo. bah che noia!

Ecco cosa scrive ad esempio La Stampa:
TITOLO V - Sono riportate in capo allo Stato alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto. Su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi nei campi di competenza delle Regioni, «quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale».
Caro lettore, cosa hai capito? Nulla, scommetto. 
Il titolo V è stato riformato e prevede, cito il Sole 24 Ore, quanto segue:
il nuovo articolo 117 si caratterizza per l'eliminazione della legislazione concorrente con riattribuzione alla competenza legislativa esclusiva dello Stato di diverse materie quali quelle relative alla regolamentazione del procedimento amministrativo, della disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle Pubbliche amministrazioni, della previdenza complementare ed integrativa, del commercio con l'estero, della valorizzazione (oltrechè tutela) dei beni culturali e paesaggistici, dell'ordinamento delle professioni e della comunicazione, della produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell'energia, delle infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; dei porti ed aeroporti di interesse nazionale ed internazionale.
Il senso mi sembra inequivocabile: quando sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, il nuovo Titolo V permetterà a quel galantuomo di Renzi, che tanto ha a cuore i destini del suo Paese, di fare un immenso regalo ai colossi stranieri dell'energia privatizzando i servizi di acqua, luce e gas.

Io sono un liberale e se le privatizzazioni servissero a portare vera concorrenza e servizi e tariffe migliori per tutti, sarei il primo a rallegrarmene, tanto più che le utilities pubbliche non sono certo un modello di gestione e di efficienza. Ma il rimedio rischia di essere peggiore del male. 

Purtroppo l'esperienza dimostra che, in questo settore, come avvenuto per le Autostrade, le privatizzazioni si risolvono nella sostituzione di un monopolio pubblico con uno privato. E a rimetterci sono gli utenti costretti a far fronte a un'esplosione dei prezzi delle bollette.

Insomma, una fregatura su tutta la linea. 

Renzi, tre scandali in un giorno solo




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