Featured Post

60,000 rapes carried out by UN staff

A WHISTLE blower has claimed UN staff could have carried out 60,000 rapes in the last decade as aid workers indulge in sex abuse unchec...

Thursday, April 2, 2015

KILLING US SOFTLY I pesticidi sono cancerogeni e rendono sterili

I pesticidi sono cancerogeni e rendono sterili. Questo il risultato degli ultimi studi in materia, che il colosso OGM Monsanto si è affrettato a definire "Scienza spazzatura". Ma i risultati danno ragione alle ricerche libere



I pesticidi aumentano considerevolmente il rischio di sterilità nella popolazione maschile. È quanto emerge da uno studio condotto da un’equipe di ricercatori della Harvard T. H. Chan School of Public Healthdi Boston, Massachusetts, in relazione ai danni provocati dai pesticidi all’organismo umano. Il leader del gruppo di ricerca Jorge Chavarro ha sottolineato, nel corso di un’intervista, che si tratta di un risultato mai conseguito prima: “Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio a mettere in stretta connessione l’assunzione di pesticidi, ed il calo degli spermatozoi negli esseri umani. Un’ennesima conferma di quanto i prodotti chimici spruzzati su frutta e verdura, benché proteggano i raccolti dai parassiti, possano parimenti rivelarsi altamente nocivi per l’uomo.

Nepal, mangiano grano al pesticida: famiglia sterminata MARCH 11, 2015


Per svolgere la ricerca in questione, sono stati prelevati a più riprese campioni di sperma da 155 uomini per un periodo di cinque anni dal 2007 al 2012, ed è stato raccolto un totale di 338 campioni. Agli uomini coinvolti nello studio è stato richiesto di tenere un diario nel quale descrivere le proprie abitudini alimentari, con particolare attenzione alla registrazione del consumo di frutta e verdura. Si è inoltre proceduto ad identificare quali frutti e quali verdure contenessero più tracce residue di pesticidi, e da questa analisi è emerso che i prodotti più a rischio siano prevalentemenete spinaci, fragole, peperoni, pere e mele. Tra i prodotti che hanno presentato scarsi residui di pesticidi troviamo invece piselli, cipolle, uva e fagioli.
I risultati della ricerca sono stati chiari, e non hanno lasciato spazio ad interpretazioni di sorta: gli uomini abituati a consumare grandi quantità di frutta e verdura ricche di pesticidi, hanno avuto fatto registrare un fortissimo calo della produzione di sperma (-49%), ed all’interno dello stesso sono stati rilevati molti meno spermatozoi (-32%). Un crollo verticale che non è stato invece rilevato in coloro che escludevano tali alimenti dalla propria dieta, o li consumavano solamente in maniera saltuaria; il calo della produzione di sperma e del numero di spermatozoi, in quest’ultimo caso, è stato infatti nettamente inferiore con il passare del tempo.
Ma insieme a questi risultati, arriva anche un deciso ammonimento dallo stesso dottor Chavarro, destinato a chi stesse già valutando di escludere frutta e verdura dalla propria dieta per diminuire il rischio di sterilità: “Non vogliamo che quanto scoperto possa scoraggiare il consumo di frutta e verdura, perché in realtà mangiare frutta e verdura prive di residui chimici fa molto bene alla fertilità”. Insomma, il nemico non è il cibo, ma sono gli agenti chimici con i quali viene trattato. Niente di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire, dal momento che sono già stati compiuti numerosi studi che hanno messo in correlazione l’utilizzo dei pesticidi e l’insorgenza dei tumori (in particolare alla prostata, alla mammella ed al sistema emolinfipoietico, come evidenziato dallo studio multicentrico coordinato dall’ISS, riportato dal sito ufficiale della USL 3 Toscana); ricerche messe spesso e volentieri in croce dalle multinazionali del settore delle biotecnologie agrarie.
Un caso emblematico è stata la recente valutazione di cancerogenicità dei pesticidi noti come tetraclorvinfos, paration, malation, diazinon e glifosate, diretta dalla Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, l’organo di riferimento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) pubblicata da Lancet Oncology, nella quale i suddetti pesticidi sono stati classificati come “probabili cancerogeni per l’uomo” (gruppo 2A) e “possibili cancerogeni per l’uomo” (gruppo 2B). Nella scala di cancerogenicità stilata dalla Iarc, la categoria 2A “probabili cancerogeni per l’uomo” è seconda solo alla categoria I “cancerogeni certi per l’uomo”.
Uno studio che la Monsanto, azienda multinazionale che opera nel settore delle biotecnologie agrarie e delle sementi transgeniche, facente largo uso di glifosate (inserito nella categoria 2A), ha già bollato come “scienza spazzatura di un ente senza potere regolatorio”. “Decine di studi scientifici supportano la conclusione che il glifosato non è un rischio per la salute umana” ha ribattuto il famoso colosso OGM, secondo il quale le prove a supporto della cancerogenità dei suddetti pesticidi sarebbero semplicemente “balle”. Parole alle quali ha risposto Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica): “Che il glifosato faccia male alla salute dell’uomo e dell’ambiente lo sappiamo da anni, e da anni combattiamo contro questi ed altri pesticidi, spacciati per innocui”.
Dello stesso avviso Luca Colombo, segretario generale di Firab, la Fondazione per la Ricerca nel Biologico, che spiega quanto le ricerche a cui s’appella la Monsanto siano spesso in realtà commissionate o sovvenzionate dalle stesse multinazionali, per legittimare i propri prodotti falsificando i risultati: “Dobbiamo aspettarci un grande lavoro delle lobby a Bruxelles per evitare che il loro prodotto di punta venga danneggiato dalla ricerca libera”. Ed è proprio la ricerca libera, cioè non vincolata dalle sovvenzioni delle multinazionali stesse, capaci in questo modo di “comprare” i risultati, l’unica speranza di ottenere la verità secondo Colombo:“Occorre una mobilitazione dell’opinione pubblica, degli agricoltori e dei consumatori, per fare in modo che il dossier aperto dallo Iarc venga affrontato dalle autorità nazionali e comunitarie il prima possibile”.

Eating fruits and vegetables with high pesticide residues linked with poor semen quality March 30, 2015

Per  l’Organizzazione Mondiale della Sanità il glifosate, il principio attivo del pesticida prodotto dalla Monsanto, è cancerogeno e dannoso per il DNA. Finalmente l’organizzazione che dovrebbe tutelare la salute si è svegliata da un lungo sonno ipnotico ed in uno slancio di vitalità ha decretato la pericolosità del Round Up, il pesticida più venduto in Italia e nel mondo.
La presa di posizione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo scientifico dell’OMS, non può passare nel silenzio generale dei media italiani come invece sta colpevolmente avvenendo. Lo studio della Iarc, oltre a considerare altamente probabile l’effetto cancerogeno del glisofate, rileva quanto danneggi il DNA umano: molti lavoratori esposti hanno contratto il morbo di Hodgkin.
A dir la verità, da tempo i contadini di tutto il mondo stanno sperimentando sulla propria pelle le gravi patologie causate dal glisofate. Quindi l’intervento dell’OMS è oltremodo tardivo e soprattutto c’è da chiedersi cosa aveva da fare di così importante per non trovare il tempo di verificare la tossicità dei pesticidi, visto che in quantità sempre maggiore si annidano nei prodotti presenti sulle nostre tavole.
In Italia non è mai stato effettuato un serio controllo sulla presenza dei possibili pesticidi presenti nelle acque dei fiumi. L’unica regione che  monitora il glisofate è la Regione Lombardia, ma visto che  i dati forniti dall’Ispra sono fermi al 2012 gli avvelenatori possono continuare ad agire indisturbati. Comunque, tanto per riportare un dato significativo, nel 38% dei campioni il glisofate è risultato presente. 
Rispetto alle dichiarazioni dell’OMS la Monsanto non ha fatto attendere la risposta. Per mezzo del vicepresidente Philippe Miller ha dichiarato spazzatura gli studi dell’Iarc ed ha dato un avvertimento mafioso: l’OMS ha qualcosa da spiegare.
Ogm e diserbanti hanno impoverito il terreno e reso gli agricoltori sempre più schiavi della chimica, instaurando così un circolo vizioso che, oltre a non aumentare la produzione, sta distruggendo l’ambiente e l’agricoltura tradizionale.
L’EPA (agenzia USA per la protezione ambientale) imporrà delle restrizioni sull’uso dell’erbicida Roundup, prodotto da Monsanto, che lo contiene. Viene da pensare dunque che lo studio della IARC (l’agenzia dell’OMS che studia il cancro), in cui pochi giorni fa si classificava il glifosato come probabilmente cancerogeno per l’uomo, non fosse poi campato in aria. Eppure la multinazionale degli OGM ne aveva chiesto il ritiro, accusando gli autori di aver prodotto della «scienza spazzatura». In realtà la ricerca si è basata su una revisione della letteratura scientifica che copre l’arco di diversi anni. I test hanno trovato residui di erbicidi in acqua, cibo, urina e latte materno.

Ma ora l’EPA annuncia un piano di gestione per il diserbante più usato del mondo, che frutta a Monsanto un business complessivo da 16 miliardi di dollari l’anno (5 miliardi vale solo la vendita dell’erbicida). L’agenzia ha in programma una conference call per la prossima settimana con una commissione della Weed Science Society of America, per discutere un piano definitivo per il glifosato.

Nessuno si aspetta che verrà vietato, anzi. L’EPA nel suo piano di gestione non affronta nemmeno i pericoli per la salute umana: entro la fine dell’anno si attende però, insieme al piano, un commento circa i possibili impatti sanitari. Gli interessi in ballo sono troppo vasti e ramificati, ma almeno è una vittoria per i gruppi che da anni si battono contro l’espansione di questo probabile colpevole dei tumori e delle malformazioni esplose nei luoghi presso i quali viene spruzzato.

Sembra che, al massimo, il nuovo regolamento dovrà imporre il monitoraggio degli infestanti nel tempo (molte erbacce infatti diventano immuni dopo alcuni trattamenti), istruzioni per gli agricoltori e piani di bonifica. La società è tenuta a fornire relazioni approfondite all’EPA sui casi di resistenza delle infestanti e rendere pubblici i dati sulle difficoltà di tenerle a bada con le dosi “normali” di erbicida.

La portavoce della multinazionale, Charla Lord, ha detto che Monsanto «continuerà a lavorare con l’EPA per garantire la corretta gestione del prodotto».
Almeno 14 specie di piante infestanti negli Stati Uniti hanno sviluppato una resistenza al glifosato, che copre più di 60 milioni di ettari di terreni agricoli nel Paese.

Un piano di gestione per il glifosato cancerogeno 1 aprile 2015


Scientists and environmentalists have been saying for decades that the world’s most common weed killer, glyphosate, also known as Monsanto’s Roundup, is a carcinogen. Last week, a World Health Organization report indicated that, indeed, glyphosate is a “probable carcinogen.” Now there’s evidence that the Environmental Protection Agency knew glyphosate was a probable carcinogen thirty years ago, but approved it for use anyway. Here’s a summarized chronology of events:
1985: The Environmental Protection Agency (EPA) was aware of the herbicide’s ability to cause cancer 30 years ago, even categorizing it as a ‘Class C Carcinogen.” Class C carcinogens have “suggestive evidence of carcinogenic potential.”
1991: The EPA already had evidence of multiple studies showing glyphosate is a possible carcinogen, but still reversed its decision suggesting that suddenly, six years later, there wasn’t enough evidence. It approved the herbicide for widespread use, classifying it as “Group E: evidence of NON-carcinogenicity for humans.” According to the Organic Consumers Association: “Six years (after the EPA classified glyphosate as a carcinogen), just about the time former Monsanto lawyer Michael Taylor got himself installed in a key position at the U.S. Food & Drug Administration (FDA), the EPA reversed that decision.”
2013: Although the evidence of glyphosate’s carcinogenicity had been mounting for years, the EPAincreased the upper limits of allowable amounts of glyphosate that can be sprayed on crops.
2015: World Health Organization declares glyphosate a “probable carcinogen.”
The Research:
Study after study continues to link Roundup to cancer. A few months ago, International Journal of Environmental Research and Public Health found a link between some pesticides and a significantly increased risk of non-Hodgkin’s lymphoma — a type of cancer of the lymphatic system. In this type of cancer, tumors of the lymph nodes or within the lymph system can form. According to the review of 44 studies, 80 active ingredients in 21 classes of chemicals, researchers found that exposure to glyphosate, the main ingredient in Roundup, doubles the risk of this deadly cancer.”
Other research links Roundup to the growing incidence of infertility and sterility.
When I consider the timeline and the recent news, it screams negligence on the part of the EPA. What do you think? Should the EPA have banned glyphosate thirty years ago?
Related





Ti piace?

No comments:

Post a Comment

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...