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60,000 rapes carried out by UN staff

A WHISTLE blower has claimed UN staff could have carried out 60,000 rapes in the last decade as aid workers indulge in sex abuse unchec...

Wednesday, April 8, 2015

KILLING US SOFTLY Pesticidi, Superbatteri, OGM, Insicurezza Alimentare

È emergenza nel Regno Unito, ma non solo, per la diffusione di infezioni causate dai cosiddetti «batteri resistenti agli antibiotici» (Amr o Antimicrobial resistance infection) che potrebbero contagiare fino a 200mila pazienti.


Il dato emerge da un allarmante rapporto del governo britannico, che per la prima volta rivela le stime delle possibili vittime dell'infezione da “super-batteri”, il cui contagio è diffuso soprattutto negli ospedali. Il rapporto è stato pubblicato lo scorso mese, ma i contenuti sono apparsi solo lunedì sul Guardian. Secondo il rapporto il rischio di nuove infezioni da batteri antibiotico-resistenti è «destinato significativamente ad aumentare nel corso dei prossimi 20 anni». 

Secondo il rapporto, i batteri resistenti agli antibiotici potrebbero causare tanti morti quanti sono stati quelli a Londra della “Grande peste” del 1665, che uccise un quinto della popolazione della città di allora (ovvero circa 80mila persone). La prospettiva viene presa seriamente dal governo britannico, con il primo ministro David Cameron che teme «un ritorno agli anni bui della medicina».

Il rapporto è stato elaborato dal Dipartimento per la gestione delle emergenze nazionali di Downing Street, equivalente al Dipartimento per la Protezione Civile di Palazzo Chigi. Un rapporto inquietante, che considera «un problema molto serio» per il Regno Unito i batteri resistenti agli antibiotici, e sottolinea che «senza farmaci efficaci anche le più semplici operazioni potranno essere a rischio fatale. Tra i batteri più insidiosi: Escherichia Coli, Klebsiella Pneumoniae e Staphylococcus Aureus

In Europa, secondo il “Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie” (Ecdc), la «maglia nera» spetta all’Italia (bocciata nell’uso corretto degli antibiotici). L'abuso degli antibiotici rende i microorganismi sempre più resistenti e duri da debellare, allora i rischi possono arrivare anche dai semplici virus dell'influenza. 

Il rapporto dell'Ecdc del dicembre scorso ha “bocciato” l'Italia: il nostro Paese ha il non invidiabile primato di essere nella fascia con la più alta percentuale di resistenza praticamente per tutti i batteri. Per il batterio Klebsiella Pneumoniae, tipico delle infezioni ospedaliere, la cui resistenza ai carbapenemi, l’ultima «trincea» contro le infezioni, è quasi raddoppiata in media in Europa passando dal 4,6 all'8,3%, mentre nel nostro Paese è tra il 25 e il 50%. 

La resistenza alla terza generazione di cefalosporine, sempre per la Klebsiella, ci vede nella fascia peggiore, quella tra il 25 e il 50%. Stesso discorso vale per Escherichia Coli e Acinobacter, due dei batteri che causano più comunemente infezioni, mentre anche per lo Stafilococco Aureo resistente alla Meticillina (Mrsa), l’Italia vede percentuali da primato europeo, «fra il 25% e il 50%». 

Londra, «super-batteri» come la «Grande peste» del 1665: in caso di epidemia possibili 80mila vittime 7 aprile 2015

Outbreak of drug-resistant infection could kill 80,000 in UK, report warns 6 April 2015


Il fenomeno della resistenza agli antibiotici delinea in Italia un ”quadro preoccupante”, con un consumo ”record e in aumento” mentre "sono stimati 5000-7000 decessi annui riconducibili ad infezioni ospedaliere” da germi multiresistenti, con un costo annuo superiore a 100 milioni di euro”

A sottolinearlo, dopo l’allarme lanciato dal governo inglese sulla pericolosità del fenomeno, è la Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit). Il fenomeno dell’antibioticoresistenza, avverte la Simit, ”ha carattere universale, ma in Italia il quadro è decisamente più preoccupante. Il consumo di antibiotici in ambito umano è uno dei più alti in Europa ed anche il consumo di antibiotici in ambito veterinario è fra i più’ elevati; il consumo di soluzioni idroalcoliche per l’igienizzazione delle mani, aspetto centrale della prevenzione della diffusione dei batteri antibioticoresistenti, è invece fra i più bassi in Europa; la diffusione di numerosi germi multiresistenti è un problema rilevante in molti ospedali, ma le multiresistenze si stanno rapidamente diffondendo anche al di fuori delle strutture sanitarie”

Nei Paesi Ue, circa 25.000 pazienti muoiono annualmente come conseguenza di infezioni da germi multiresistenti, con un costo associato di 1,5 mld di euro. 

Le cause che sono alla base dell’antibioticoresistenza sono molteplici, ma un ruolo particolare gioca l’uso inappropriato degli antibiotici che, afferma la Simit, rischia di disperdere una risorsa preziosa non immediatamente rinnovabile: negli ultimi anni l’industria farmaceutica ha infatti registrato un numero sempre più limitato di nuove molecole antibiotiche, per cui già oggi è difficile trattare efficacemente alcuni microrganismi multiresistenti agli antibiotici disponibili”

Allarme Super-Batteri, in Italia quadro preoccupante: 7.000 morti l’anno per i germi multiresistenti 7 aprile 2015

In Italia la situazione è critica. Lo afferma, dati alla mano, Marta Ciofi degli Attiresponsabile di Epidemiologia clinica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesu’ che aggiunge: “Il nostro Paese è tra le nazioni europee con più multiresistenze e nella quale si usa la maggior quantità di antibiotici”

La causa principale dello sviluppo di nuovi germi multiresistenti è l’uso non appropriato degli antibiotici sia negli uomini che in ambito veterinario, ovvero negli animali che entrano nella catena alimentare e vengono consumati. I batteri, infatti, hanno una grande capacità di difendersi dagli antibiotici sviluppando meccanismi di resistenza indotti proprio dall’uso che ne viene fatto. È necessario ricordare - aggiunge Ciofi degli Atti - che molte comuni infezioni causate da virus come l’influenza o il raffreddore o le infezioni delle prime vie respiratorie dei bambini, non devono essere curate con antibiotici che andranno riservati solo per il trattamento di casi particolari”

Il rischio maggiore di questa nuova ondata di “super batteri è soprattutto per le persone con un’elevata suscettibilità alle infezioni, o per i pazienti ricoverati nelle terapie intensive degli ospedali - precisa- che potrebbero sviluppare malattie gravi e molto difficili da trattare se causate da germi resistenti agli antibiotici”. 

Allarme super batteri: arriva, anche in Italia, una nuova ondata resistente agli antibiotici 7 aprile 2015

By 2050, superbugs will kill 10 million people a year December 23, 2014

Deadly Superbug is now spreading across the country 

Deadly 'superbugs' invade U.S. health care facilities



Esistono ormai microorganismi così forti da attaccare persone immunodepresse, che hanno subito importanti operazioni chirurgiche o trapiantati, bambini e anziani. 


Ma nessuno parla del problema OGM.  Invece meriterebbero attenzione i cosiddetti alimenti modificati geneticamente

Ingerendo organismi il cui DNA è stato ritoccato, modificato dall'uomo, quali effetti si producono nella nostra flora intestinale?

Quando entra nel corpo una sostanza non naturale è riconosciuta correttamente dal sistema immunitario? Andrebbe fatta chiarezza su questo punto, anche perché la nostra strategia è conoscere il nemico per difenderci correttamente. La realtà è che, ormai, queste sostanze penetrano e stagnano nel nostro organismo. 


Uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità già aveva sottolineato il problema della sicurezza alimentare legato all'uso di antibiotici negli ANIMALI D'ALLEVAMENTO.


Questa abitudine contribuisce alla comparsa di batteri resistenti e consente ai batteri portatori dei geni responsabili di tale antibiotico-resistenza di diffondersi dagli animali agli umani attraverso la catena alimentare

E anche dagli USA erano partite le indagini. Il sistema di monitoraggio nazionale sulla resistenza antimicrobica aveva indicato come la carne fosse spesso contaminata da ceppi resistenti a diversi farmaci dei batteri Campylobacter, Salmonella, Enterococcus ed Escherichia coli.

Superbugs: E. coli, Salmonella, Staphylococcus And More!: Does Super Farming Cause Super Infections? April 13, 2009 Thomas K. Shotwell



Batteri e parassiti che proliferano nel cibo con i 22 principali agenti patogeni fanno 351'000 morti. Lo ricorda l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) in un rapporto, pubblicato poco prima della Giornata mondiale della salute che si celebra il 7 aprile ed è dedicato proprio alla sicurezza alimentare.
"La produzione di cibo è stata industrializzata e il suo commercio e la distribuzione sono globalizzati, sottolinea Margaret Chan, direttrice generale dell'OMS. Questo introduce opportunità multiple per il cibo di contaminarsi con batteri, virus, parassiti o sostanze chimiche pericolose". Secondo il rapporto, l'agente responsabile del maggior numero di morti è la salmonella Typhi (52'000), seguita dall'Eschierichia Coli enteropatogenica (37'000) e i norovirus (35'000).
Il continente più colpito è l'Africa, seguito dal sud est dell'Asia, e oltre il 40% delle persone colpite ha meno di 5 anni. Sono oltre 200 le malattie, dalla diarrea al cancro, provocate dagli alimenti. 
"Un cibo locale ormai può diventare facilmente un'emergenza internazionale - sottolinea Chan - perché fatto con ingredienti provenienti da diversi paesi". Diversi paesi dell'UE hanno osservato, in questi primi mesi dell'anno, un insolito aumento del numero di infezioni da Salmonella Mikawasima negli esseri umani. Analisi dei dati dal sistema di sorveglianza europeo (TESSy) rivela che c'è stata una tendenza al rialzo nei casi di S. Mikawasima in UE/SEE dal 2009 e che quelli osservati in gennaio-marzo 2015 sono stati al di sopra delle aspettative.
Così come vi è stato un aumento di infezioni umane, questo sierotipo di Salmonella è stato rilevato negli alimenti di origine animali e nel mangime. I sintomi più comuni delle malattie causate da salmonella comprendono diarrea, dolori addominali, nausea e febbre.
Nell’ultimo mezzo secolo, il processo attraverso il quale il cibo viaggia dalla fattoria al piatto è cambiato drasticamente. La contaminazione alimentare che si verifica in un posto può influenzare la salute dei consumatori che vivono dall’altra parte del pianeta. Ciò significa che tutti lungo la catena di produzione, dal produttore al consumatore, devono rispettare sicure pratiche di manipolazione degli alimenti.
Per questo, l’Oms propone una sorta di “decalogo” di buone prassi igieniche. La base è una corretta preparazione del cibo, che può prevenire la maggior parte delle malattie di origine alimentare. Le malattie diarroiche uccidono circa 1,5 milioni di bambini ogni anno, e la maggior parte di queste malattie sono attribuiti a cibo contaminato o acqua potabile. “La gente dovrebbe fare scelte informate e sagge alimentari e adottare comportamenti adeguati. Dovrebbero sapere rischi alimentari comuni e come gestire in sicurezza alimentare, utilizzando le informazioni fornite in etichettatura dei prodotti alimentari”.
Lagos - Professor Mba Okoronkwo of the National Open University of Nigeria (NOUN) has blamed the death of an estimated two million people yearly worldwide, on  unsafe food consumption.
The don said that foods containing harmful bacteria, viruses, parasites or chemical substances were responsible for more than 200 diseases, ranging from diarrhea to cancer.
"The World Health Day 2015 is an opportunity to alert people working in different government sectors, farmers, manufacturers, retailers and health practitioners about the importance of food safety.

"It equally emphasises the part each of us can play in ensuring that everyone can feel confident that the food on their plate is safe to eat.

"As our food supply becomes increasingly globalised, the need to strengthen food safety systems in and between all countries is becoming more and more evident."

I negoziati sul Trattato commerciale di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti (Transatlantic Trade and Investment PartnershipTTIP), sono circondati ancora da troppi segreti e stanno sollevando timori per la possibile riduzione degli standard di sicurezza europei nel campo alimentare e ambientale. Per capire meglio abbiamo intervistato Alberto Mantovani, direttore del reparto di tossicologia alimentare e veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità ed esperto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).
Si tende a dire che la posizione europea è più avanzata di quella statunitense, perché si basa sul principio di precauzione, secondo cui un prodotto non viene autorizzato sino a che non è dimostrato che è sicuro, mentre gli Stati Uniti lo vietano se viene dimostrato che è pericoloso. Secondo lei è vero?
In molti casi, questo è profondamente corretto; infatti, l’Europa vuole un’evidente assenza di rischio, non semplicemente l’assenza dell’evidenza di un rischio. Questo aspetto può essere declinato in molti modi ma comunque, tra le varie scelte possibili, prevede che si faccia quella più protettiva per il consumatore. L’esempio più noto è il divieto nel 2011 della presenza del Bisfenolo A nei biberon prodotti e commercializzati in Europa, deciso sulla base di un parere dell’Efsa, che lasciava adito ad alcune incertezze sulla sicurezza della sostanza alle dosi che potevano essere assunte dai bambini. Questi elementi hanno fatto scattare in maniera assolutamente corretta il principio di precauzione. 
Secondo uno studio del Center for International and Environmental Law, le grandi multinazionali stanno premendo affinché passi la posizione statunitense che, nel campo dei pesticidi, significherebbe poter utilizzare 82 pesticidi attualmente vietati nell’Unione europea. 
Ricordo un recente comunicato dell’associazione dei produttori americani di fitosanitari, non comprendente solo le multinazionali, secondo cui le regole dell’Unione europea hanno limiti troppo rigidi rispetto alla commercializzazione dei pesticidi. Sono discorsi legittimi, da parte di chi fa il lobbista. Dal mio punto di vista, il sistema di valutazione europeo è certamente severo ma in questo modo viene anche stimolata un’innovazione profonda nelle tecniche agricole, verso piani di difesa integrati e verso un’agricoltura intelligente, attenta all’impatto ambientale e all’uso delle risorse. La severità su basi scientifiche va vista anche come una spinta all’innovazione.
Quale potrebbe essere l’interesse americano per un Trattato come il TTIP?
L’Europa rappresenta un mercato ampio e costituito da paesi ricchi, nonostante la crisi. In America ci sono pratiche arretrate, ad esempio nel campo della mangimistica, dove si usano ancora additivi all’arsenico per i polli e antibiotici nei mangimi, come trattamento di massa e non come terapia per gli animali malati, con preoccupanti ricadute sull’efficacia degli antibiotici negli esseri umani. Un altro aspetto, su cui l’Unione europea ha preso una posizione ferma, più cautelativa e scientificamente più avanzata rispetto agli Stati Uniti, riguarda l’utilizzo degli ormoni nella produzione di carne, in particolare di quella bovina, una pratica di cui non è dimostrata la sicurezza. Inoltre, come ha sottolineato l’Efsa in un suo parere, gli Stati che consentono l’utilizzo di ormoni poi non effettuano controlli sui residui di questi ormoni nelle carni. Dal mio punto di vista di esperto di sicurezza alimentare mi viene da dire che l’apertura del mercato europeo potrebbe avere un riflesso positivo sul sistema americano, da una parte come stimolo all’innovazione nel campo della sicurezza e dall’altra favorendo l’adozione di un controllo più integrato e più di filiera. 
Intervista raccolta da Beniamino Bonardi

TTIP: a rischio la sicurezza alimentare dei cittadini europei 13 marzo 2015

TTIP TRATTATO DI LIBERO ECOCIDIO MARCH 14, 2015


L'erbicida Roundup di Monsanto è correlato allo sviluppo dei batteri super resistenti
Monsanto nei giorni scorsi ha citato in giudizio l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e l'International Agency for Cancer Research (Iacr) per aver inserito il glifosato tra le possibili sostanze cancerogene per l'uomo elencate in uno studio pubblicato su The Lancet Oncology

Manipulate and Mislead Guerra alla Monsanto MARCH 26, 2015


Ma la multinazionale e, soprattutto, l'erbicida contenente glifosfato sono di nuovo sotto accusa per un nuovo studio che mette in correlazione il Roundup con lo sviluppo dei batteri super resistenti agli antibiotici.
Lo rende noto l'Associazione Argentina dei Giornalisti AmbientaliIl nuovo studio sul glifosato è stato pubblicato lo scorso 24 marzo dall'American Society for Microbiology sulla rivista scientifica mBio Magazine mette in correlazione il glifosato - ed altri due erbicidi ampiamente utilizzati in agricoltura - allo sviluppo di batteri super-resistenti.

Increasingly common chemicals used in agriculture, domestic gardens, and public places can induce a multiple-antibiotic resistance phenotype in potential pathogens. The effect occurs upon simultaneous exposure to antibiotics and is faster than the lethal effect of antibiotics. The magnitude of the induced response may undermine antibiotic therapy and substantially increase the probability of spontaneous mutation to higher levels of resistance. The combination of high use of both herbicides and antibiotics in proximity to farm animals and important insects, such as honeybees, might also compromise their therapeutic effects and drive greater use of antibiotics. To address the crisis of antibiotic resistance requires broadening our view of environmental contributors to the evolution of resistance.

Sublethal Exposure to Commercial Formulations of the Herbicides Dicamba, 2,4-Dichlorophenoxyacetic Acid, and Glyphosate Cause Changes in Antibiotic Susceptibility inEscherichia coli and Salmonella enterica serovar Typhimurium

Questo studio dimostra che l'esposizione agli erbicidi presi in considerazione nelle loro forme commerciali sono in grado di modificare il modo in cui i batteri rispondono ad una serie di antibiotici di uso comune.
L'autore principale dello studio è il professor Jack Heinemann, esperto di genetica presso l'Università di Canterbury, in Nuova Zelanda, il quale ha individuato un meccanismo di difesa legato all'impiego di erbicidi che potrebbe portare i batteri a sviluppare una super resistenza agli antibiotici.

Gli esperti hanno valutato gli effetti in tal senso rispetto a 3 erbicidi:

1) Glifosato: sostanza alla base dell'erbicida Roundup di Monsanto, che viene utilizzata per circa il 94% della soia e per l'89% del mais coltivati negli Stati Uniti.

2) 2,4-D: è al terzo posto tra gli erbicidi più popolari negli Stati Uniti.

3) Dicamba: è al quinto posto tra gli erbicidi più utilizzati in tutto il mondo.

Oltre a diffondere il consiglio di impiegare gli antibiotici nel campo della salute solo quando risulta davvero necessario, gli esperti dovrebbero prendere in considerazione l'ipotesi che lo sviluppo dei batteri super resistenti possa essere collegato all'uso di erbicidi in agricoltura, oltre che, come già notato in precedenza, all'impiego massiccio di antibiotici negli allevamenti intensivi.

Roundup di Monsanto: esiste una correlazione anche con i batteri super resistenti? 
Marta Albè 
07 Aprile 2015

GMO Crops Accelerate Herbicide and Insecticide Use October 05, 2014

KILLING US SOFTLY I pesticidi sono cancerogeni e rendono sterili APRIL 2, 2015


C'è un microscopico pericolo che si aggira per le campagne del Salento, seccando gli ulivi e provocandone la moria.

Invisibile all'occhio umano, ma non per questo meno terribile: la xylella fastidiosa sta mettendo in ginocchio una vasta area della Puglia, tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca, ma minaccia di estendersi al resto d'Italia e colpire anche ciliegi, mandorli e oleandri.

Il primo aprile il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha risposto a un question time alla Camera, spiegando che si tratta di «un nuovo ceppo batterico, geneticamente vicino alla subspecie Pauca, originario del Costa Rica».

E intanto si moltiplicano gli appelli di Legambiente per il ricorso a «buone pratiche agricole e interventi mirati», evitando l'eradicazione delle piante malate, e i ricorsi degli agricoltori contro il piano da 13 milioni di euro del commissario straordinario per l'emergenza, Giuseppe Silletti, che prevede la distruzione delle colture infette e l'eventuale ricorso ai pesticidi.

Ma la xyella non è l'unico killer con cui i contadini italiani devono fare i conti. Insetti e batteri prolifici e voraci mettono in pericolo i castagni, il mais, persino le api italiane. Sono piccoli eppure letali, e la loro diffusione rischia di distruggere le colture e gli ambienti boschivi.

Dalla popillia japonica che imperversa nel Paese dall'estate del 2014, alla diabrotica virgifera

Xylella e gli altri: batteri e insetti killer d'Italia 06 Aprile 2015

Dall'ulivo alla vite, ma anche fico, albicocco, mandorlo, pesco, agrumi, ciliegio, gelso e numerose piante ornamentali per un totale di 102 specie vegetali non potranno più essere esportate dalla Puglia in Francia per effetto del Decreto del ministero dell'Agricoltura francese. 

Sul fronte delle indagini, il procuratore Lecce, Cataldo Motta, fa sapere che nella vicenda Xylella "ci sono poche certezze scientifiche". 

Quanto alle misure dettate dall'Unione europea, il magistrato ha commentato che "se per fermare il fenomeno bisogna sradicare le piante è certamente il caso di agire in fretta. Il problema - ha aggiunto - è proprio questo: si devono sradicare? Lo sradicamento è davvero il rimedio necessario e unico? La direttiva europea prevede una serie di misure, compreso lo sradicamento degli alberi, ma ce ne sono anche altre meno drastiche e definitive. Misure anche preventive, nei casi in cui l'essiccamento anomalo non si sia ancora manifestato. È previsto inoltre l'intervento sulle piante ospiti diverse dagli ulivi, come gli oleandri, il rosmarino, la macchia mediterranea. Però, se ci mettiamo su questa strada, rischiamo di sconvolgere completamente il territorio". 

Motta ha parlato anche delle incertezze su come il batterio della Xylella fastidiosa sia arrivato in Puglia. "In occasione di un convegno organizzato nel 2010 dallo Iam, l'Istituto agronomico mediterraneo, a Valenzano, vicino a Bari - ha osservato Motta - il ministero delle Politiche agricole autorizzò l'importazione di un campione di batterio per scopi scientifici, ma bisogna vedere di quale ceppo fosse. Il ministro Martina dice che era una sub-specie diversa? Non è accertabile, o meglio non è stato accertato perché mancano le indicazioni sulle caratteristiche genetiche di quel batterio".

Xylella, la Francia blocca 102 specie dalla Puglia. L'Ue: "Decisione legittima" 07 aprile 2015

La strage di ulivi in Puglia per colpa della Xylella Fastidiosa potrebbe non essere un fatto casuale, ma l’inizio di una guerra chimica contro l’Italia. 

La presenza del patogeno, veicolato da una specie di cicala che punge e secca le piante, «presenta aspetti che potrebbero andare oltre la fatalità», dichiara Gian Carlo Caselli, ex procuratore capo di Torino e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura. 

È lui che ha coordinato il terzo rapporto sulle agromafie, insieme ad Eurispes e Coldiretti. Il primo capitolo del report è dedicato proprio alla vicenda pugliese. Il presidente dell’istituto di ricerca, Gian Maria Fara, riprende le dichiarazioni di Caselli e va oltre: «È una vicenda unica. Per i suoi contorni e implicazioni, non ha eguali. Che Xylella sia stata importata è un fatto, come pure che in questa storia paiono esserci tutti i presupposti di una guerra chimica o batteriologica».

E allora le domande si moltiplicano: chi ha portato il batterio nel Salento? Quando? Perché? Chi potrebbe beneficiare dall’annichilimento della produzione italiana di olio d’oliva, un’eccellenza mondiale che ha la sua punta di diamante nel settore biologico?

La prima pista seguita dai ricercatori di Bari aveva individuato nella Costa Rica il Paese d’origine della malattia. Da qui sono stati importati milioni di oleandri che potrebbero aver veicolato il batterio. Infatti, Xylella può essere ospitato non solo dagli ulivi, ma da decine di altre piante, tra cui proprio l’oleandro.

Le relazioni consegnate pochi giorni fa dalla Forestale e dai consulenti tecnici, tuttavia, spingono gli inquirenti in un’altra direzione: secondo loro non si può affermare che la Xylella fastidiosa isolata nel Gallipolino provenga «verosimilmente» dalla Costa Rica. È più probabile, ritengono, che il contagio arrivi dal Brasile. Eppure con questo Paese non sono aperti pericolosi canali di importazione. Ecco perché si rafforza l’ipotesi di una possibile sperimentazione

Le coincidenze non mancano: in Brasile è stato per la prima volta sequenziato il Dna del batterio, con un progetto di ricerca che, nel 2002, ha dato vita ad Alellyx (anagramma di Xylella), società di genomica applicata acquisita nel 2008 da Monsanto. Il colosso della produzione di sementi OGM, da allora, si occupa anche della selezione di specie resistenti al batterio che sta falcidiando il Tacco d’Italia. 

Sarà un caso che la corporation abbia in Puglia interessi strategici, sia per quanto riguarda la vendita del suo pesticida Roundup, sia perché vende i semi dei pomodori pugliesi da industria in tutta Europa?

Una relazione illustrativa della Regione Puglia afferma che la presenza della Xylella in Europa è stata riscontrata per la prima volta nell’ottobre 2013, in provincia di Lecce. Da allora, secondo i dati forniti dal Commissario straordinario del governo, Giuseppe Silletti, sarebbero un milione le piante colpite nel leccese (in tutta la Puglia sono 11 milioni), dove oggi stanno boccheggiando 200 mila aziende, per oltre 7.500 posti di lavoro.

Il 6 febbraio scorso, la Regione ha varato un piano di lotta obbligatoria: oneri a carico dei proprietari di tutti i fondi leccesi, controlli affidati alla Forestale. Sono imposte le pratiche di potatura, trinciatura, aratura, ma anche, a partire da maggio, due interventi insetticidi con fitofarmaci su ogni albero.

L’ipotesi di irrorare con pesticidi tutte le zone infette in una zona che ha il record per l’utilizzo di fitofarmaci ha provocato proteste a livello locale. Ma dalla Commissione europea è giunto un ultimatum ancora più perentorio: estirpare tutti gli ulivi infetti e non piantarne di nuovi. Lo ha detto il Commissario alla Salute, Vytenis Andriukaitis, al termine della riunione del Consiglio agricoltura. Lo stesso Andriukaitis ha annunciato che prossimamente andrà di persona a Lecce per visitare l’area e «dimostrare l’impegno dell’Ue nell’affrontare il problema».

In Salento, però, infuria la polemica attorno alla questione se sia effettivamente necessaria – e non invece controproducente – l’eradicazione degli ulivi per contenere la propagazione del batterio.

Xylella: si apre la pista della guerra chimica 18 marzo 2015

NEPAL, MANGIANO GRANO AL PESTICIDA: FAMIGLIA STERMINATA MARCH 11, 2015





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