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60,000 rapes carried out by UN staff

A WHISTLE blower has claimed UN staff could have carried out 60,000 rapes in the last decade as aid workers indulge in sex abuse unchec...

Wednesday, April 15, 2015

Virus Tristeza Agrumicoltura siciliana a rischio estinzione

Non solo xylella: “Dopo gli ulivi della Puglia, anche gli agrumi della Sicilia sono vittime di una terribile patologia, il virus Citrus tristeza (Ctv), che interessa circa 32.000 ettari di agrumeti, soprattutto nelle province di Catania e Siracusa". 

L'Sos è del capogruppo Pd in commissione Agricoltura Nicodemo Oliverio che ha fatto suo il grido d’allarme lanciato dagli agricoltori siciliani e dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Cra), con il suo Centro di ricerca per l’agrumicoltura e le colture mediterranee di Acireale.

«Urgono audizioni, come per la xylella»

“Dobbiamo - ha proseguito Oliverio - procedere subito con una serie di audizioni, come abbiamo già fatto per la xylella. Ascoltare le parti interessate e il Cra per approfondire questa problematica. Serve una strategia contro il virus che sta creando danni alla salute del territorio e del prodotto e all’economia locale. Dopo la xylella della Puglia, ora sono a rischio gli agrumi della Sicilia. Non possiamo permettere che la situazione ci sfugga di mano”.

Argentati: il virus si espande, grande preoccupazione

"Il livello di allarme è alto - dice il presidente del Distretto degli agrumi di Sicilia Federica Argentati - il problema finora non è stato compreso nella sua interezza e rischia di compromettere seriamente la  produzione agrumicola. La superficie colpita dal virus continua ad aumentare negli anni perché esso è facilmente trasmissibile; servono misure di sostegno, il costo degli espianti ed i mancati guadagni legati alle vendite "perdute" sono pesanti". 

"Sono anni che se ne parla senza arrivare a risposte decisive - prosegue Argentati - probabilmente ora la vicenda xylella ha agevolato una maggiore attenzione mediatica a questo fenomeno di estrema gravità: pensiamo a tutti quegli imprenditori che debbono sostenere costi per espiantare, reimpiantare  e quindi attendere 3-4 anni prima di poter disporre di prodotto commercializzabile…".


Rapisarda: si rischia la cancellazione delle produzioni in un decennio


Ancora più perentorio Paolo Rapisarda (direttore del Cra–Acm): "L'espansione del virus è molto veloce: di qui a dieci anni, se non interverremo, la nostra agrumicoltura - eccezion fatta per i limoni che sono portatori sani - rischia di essere azzerata", spiega. "La superficie colpita varia tra i 25 mila e i 35 mila ettari, non esiste un dato esatto, ma è indubbio che le dimensioni del fenomeno sono vaste e importanti". 


Convegno al Cra: riconversione unica strada, ma con cautela



Della questione si è parlato ieri proprio al Cra di Acireale nell'ambito di un importante convegno sul vivaismo agrumicolo. Il primo passo, è stato detto, è la distruzione delle piante infette. Ma bisogna fare attenzione a come si effettuano gli innesti, che possono provocare l’ingresso del virus dalla tristezza, ovviamente su piante che non siano tolleranti alla presenza di questo patogeno. 

È il caso dei portainnesti di arancio amaro, che dovrebbero essere presto abbandonati, e che oggi consentono l’avanzata dell’infezione, poiché questa cultivar è sensibile al virus. La riconversione produttiva è del resto l’unica strada, poiché il virus è portato da alcuni afidi vettori - il più temibile è Toxoptera citricidus -  per il contrasto dei quali non sono stati ancora trovati validi insetticidi.




Sono stati abbattuti i primi alberi infetti dalla Xylella nei terreni di Oria, nel Brindisino, da dove è partita l'attuazione della parte più controversa del piano Silletti per il contenimento della peste degli ulivi; le eradicazioni tanto contestate dagli ambientalisti, che hanno a lungo bloccato i lavori con un blitz scattato all'alba per fermare ruspe e tagli.

Una cinquantina di manifestanti hanno invaso i terreni degli ulivi infetti e hanno bloccato le ruspe arrivate per eseguire l'ordine del commissario anti Xylella: "I nostri alberi non si toccano". Ma le proteste non sono servite a fermare i tagli selettivi imposti dal piano. Alta la tensione nei campi dove sono stati chiamati a intervenire gli agenti della Forestale e gli uomini dell'Airef. Sono in tutto sette gli ulivi positivi al contagio della Xylella, sulle centinaia passate al setaccio dai forestali nei giorni scorsi, fatte oggetto di prelievi e campionature analizzate in laboratorio.

Appena gli ambientalisti, che presidiavano le ruspe, hanno sentito le motoseghe al lavoro e si sono accorti dell'abbattimento hanno cominciato ad inveire contro gli operai e le Forze dell'ordine che hanno presidiato la zona, ed hanno sbattuto le mani contro la recinzione che li separa dal fondo. Gli ambientalisti hanno urlato "Bastardi, assassini", ma non vi è stato alcun contatto fisico. Uno dei manifestanti è stato sorpreso dalla caduta di un albero abbattuto mentre si stava arrampicando sulla recinzione ed è precipitato sul terreno, senza però conseguenze. Altri due sono saliti su un albero per 'salvare' gli altri alberi condannati a morte.

L'ordine è di andare avanti a tutti i costi. I manifestanti in mattinata si sono seduti sulle ruspe per impedire le operazioni di estirpamento degli alberi. Nel frattempo si è riunito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che ha inviato nei campi agenti di rinforzo per arginare le proteste.

Xylella, ambientalisti non fermano le ruspe: tagliati i primi alberi malati 13 aprile 2015

Si diffonde anche in Sicilia la psicosi della “Xylella fastidiosa” e si comincia a parlare  quali strategie adottare per difendere gli uliveti dell’Isola per evitare il disastro del batterio killer che in Puglia ha attaccato il Salento. 

«Da noi - spiega Nino Caleca, l’assessore regionale all’Agricoltura - non è ancora arrivata. Ci sono però dei campanelli d’allarme. Nel Ragusano sono stati segnalati due focolai di “Xylella”.  In ogni caso - aggiunge - con l’Istituto regionale Vini e Oli di Sicilia abbiamo elaborato un piano di intervento rapido. Anche se si tratta di un falso allarme. Il livello di allarme resta comunque molto alto».

In Puglia, ieri mattina, ad Oria, in provincia di Brindisi, sono stati tagliati i primi ulivi secondo quanto disposto dal Piano di contenimento della «Xylella fastidiosa» messo a punto dal commissario all’emergenza Giuseppe Silletti.  Coldiretti a difesa di «un bene dell’intera Umanità» ha chiesto un incontro urgente al direttore regionale del Demanio. «Siamo pronti ad varare una task force - annuncia l’organizzazione - per pulire i terreni incolti ed eventualmente quelli demaniali abbandonati». 

«Ma sradicare gli ulivi non basta - avverte l’esperto di Biologia ambientale Marcello Nicoletti, dell’università Sapienza di Roma - per risolvere il problema della “Xylella fastidiosa”». Il batterio responsabile di una vera e propria epidemia resta, infatti, è in grado di diffondersi nell’ambiente anche dopo la distruzione delle piante. Le contromisure, quindi, dovrebbero essere di altra natura. A partire dall’istituzione di un un gruppo di lavoro interdisciplinare per colpire a livello molecolare l’intero sistema responsabile della malattia degli ulivi: il batterio, l’insetto “sputacchina” che lo veicola e lo stato di salute del terreno. 

«È in atto - aggiunge Nicoletti - una vera e propria epidemia, da parte di un microrganismo che per circa 30 anni è stato “tranquillo” e che a un certo punto è improvvisamente cambiato».

Le ragioni di questa trasformazione in un super-batterio non sono note: secondo le teorie prevalenti potrebbe essere stata la conseguenza di una mutazione genetica spontanea, simile a quella che avviene nel virus dell’influenza, oppure una risposta ad un clima più caldo. «In ogni caso - prosegue Nicoletti - va combattuto direttamente il batterio, insieme all’insetto che è il suo vettore, il “Philenus spumarius”, comunemente noto come “sputacchina”. Esistono antibiotici per combatterlo, ma c’è il rischio che alla fine possano rafforzare il batterio, rendendolo resistente. Il nemico è, in pratica, il “super-organismo” composto da batterio, pianta, insetto. Per questo anche dopo aver distrutto le piante, gli insetti restano nell’ambiente e continuano a diffondere la “Xylella”». 

Allarme Xylella nel Ragusano L'assessore: «Nessun focolaio» Apr 14, 2015


Occorre istituire un cordone sanitario in tutti i porti e gli aeroporti della Sardegna per cercare di bloccare l'epidemia della Xylella fastidiosa che sta creando gravi danni per l'agricoltura pugliese e in particolare alle colture di ulivo. 


Se questo batterio killer arrivasse anche nell'Isola a rischio ci sarebbe l'intera filiera delle coltura di ulivo, vite e degli agrumi.


L'allarme è stato lanciato dal centrodestra in Consiglio regionale, che ha chiesto di discutere una mozione sull'argomento una volta terminato l'esame della Legge casa, il cui iter si dovrebbe concludere domani. Riformatori, Udc e Forza Italia puntano anche il dito contro la maggioranza di centrosinistra che all'inizio di marzo ha bocciato in commissione Sanità la proposta di legge delle opposizioni che istituiva i controlli delle merci in entrata. 


"In Sardegna esiste solo un punto di identificazione e di controllo all'Istituto Zooprofilattico di Sassari e un altro sta per nascere all'interno del porto di Cagliari, ma queste due realtà sono cosa ben diversa da quello che chiediamo - spiega il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni - Servono invece controlli fitosanitari ed è sbagliato dire che la competenza è dell'Ue o dello Stato"

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Secondo il capogruppo Udc, Gianluigi Rubiu, "o poniamo rimedio subito o facciamo la fine della blue tongue e del punteruolo rosso. Oggi stiamo suonando il campanello d'allarme, perché esiste concretamente il pericolo che il batterio arrivi anche in Sardegna ed è un problema di salute pubblica e non solo di agricoltura".



La Xylella fa paura anche in Sardegna "Cordone sanitario in porti e aeroporti" 

KILLING US SOFTLY Pesticidi, Superbatteri, OGM, Insicurezza Alimentare APRIL 8, 2015



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