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60,000 rapes carried out by UN staff

A WHISTLE blower has claimed UN staff could have carried out 60,000 rapes in the last decade as aid workers indulge in sex abuse unchec...

Sunday, August 28, 2016

Lo Spettacolo del Dolore e la Prostituzione del Giornalismo


Nei luoghi del sisma arrivano in processione le figure istituzionali, che piangono, abbracciano i superstiti, promettono che non saranno lasciati soli. Responsabilità, bontà e impegno aleggiano sulle macerie e nel reality del dolore è protagonista la solidarietà. 

Restano dietro le quinte i veri problemi: la tragedia del sisma poteva essere evitata, perché le istituzioni conoscevano la condizione degli edifici e delle strade nei centri maggiormente colpiti dalle scosse telluriche. 

Ecco un passaggio del documento redatto dalla protezione civile in merito ai pericoli sismici nel comune di Amatrice: “Si deve rilevare altresì che l’edilizia abitativa e non del territorio comunale è per lo più risalente all’Ottocento. Gli interventi in cemento armato e la sua diffusione sono sicuramente riconducibili agli interventi realizzati dopo il 1960, pertanto il rischio sismico è alto e lo testimoniano i danni riportati dall’edilizia pubblica e privata causati dal sisma del 1979 e da ultimo del 2009 che interessò la città dell’Aquila”. 

Tutti sapevano, ma nessuno, fra chi di dovere, ha agito e adesso tutti piangono di fronte alle telecamere e ai microfoni. 

Terremoto,fermate lo “spettacolo” 27 agosto 2016


Macerie, volti, voci, immagini, pianti. Dolore al cubo, moltiplicato all’infinito a reti unificate, rilanciato dai social e dunque ulteriormente amplificato. Esserci, raccontare, canalizzare aiuti è l’essenza dell’informazione che sempre più moltiplica i canali, coinvolgendo anche quelli che nella tradizione s’occupano di intrattenimento

Il rischio però è che chi racconta si lasci prendere la mano, anche per il bisogno di emergere nell’ampiezza dell’offerta, e che chi guarda finisca per subire la saturazione fino all’anestesia per autodifesa, o l’assuefazione al dolore esposto, esibito, spettacolarizzato. 

Dov’è il limite oltre il quale il dovere di informare scade in indebita invadenza? Dov’è il limite oltre il quale il bisogno di sapere travalica nel voyeurismo. 

Non lo sappiamo esattamente perché quel limite non è scolpito nella pietra per sempre, se non nei paletti della deontologia, il resto lo mette l’umana sensibilità di chi racconta e di chi guarda

Il terremoto che ha devastato il centro Italia è stato seguito in diretta no-stop da diverse reti televisive.
Porta a Porta di Vespa ha dedicato ieri sera una puntata sulla tragedia, e così ha fatto Mentana, con uno speciale andato in onda sul TgLa7.
Da Mentana e Vespa, oltre alle notizie e approfondimenti sul terribile sisma- sono stati trasmessi agli italiani – e al mondo – anche due modi diametralmente opposti di intendere e adottare l’etica nel giornalismo.
Nel corso del collegamento con Accumoli – praticamente rasa al suolo così come Arquata e Amatrice – l’inviata del TgLa7 Paola Mascioli ha comunicato al direttore di aver inviato una foto della famiglia Tuccio – padre, madre e due figli - uccisa dal crollo del campanile della cittadina.
Così l’inviata:
“Ho mandato la foto della famiglia morta per il crollo del campanile… non so se siete riusciti a vederla, se la volete mandare in onda ….”.
Ma Mentana ha così risposto, piuttosto seccato: “O anche no…”
Vespa ha affermato durante lo speciale dedicato al sisma, che il “terremoto può essere visto come volano dell’economia”.
Una frase che ha scatenato l’ira di diversi telespettatori, che sempre su Twitter hanno attaccato il giornalista in modi diversi.

“Per Bruno Vespa, il terremoto è una possibilità per la ripresa edilizia. Evviva i terremoti quindi??????????!!!!”
David ‏@david_colle
“Bruno Vespa sembra un’avvoltoio in volo sulla disperazione #portaaporta”
Claudia ‏@carlucci
“Le parole su ricchezza e #terremoto di @BrunoVespa e @graziano_delrio a #portaaporta sono INQUALIFICABILI #SCIACALLI che non siete altro
marco ‏@marco_ciofetta
“Bruno Vespa sta a Enrico Mentana come Valeria Marini a Meryl Streep”
Pietro Schwarz ‏@pietroschwarz
“Ma qualcuno può far tacere #BrunoVespa e il suo spettacolo sul dolore ?Ma devo pagare il canone x finanziare #portaaporta ? Chiudetelo!”

Terremoto: l’etica di Enrico Mentana e lo ‘sciacallaggio’ di Bruno Vespa 25 agosto 2016, di Laura Naka Antonelli


I confini della semplice spettacolarizzazione sono stati sorpassati da tempo. 

I confini del triangolo notizia-solidarietà-speculazione pura diventano sempre più indefiniti. 
Quando finisce l’informazione e comincia la pornografia del dolore
Un culto del ripugnante che prende forma in due modi. 
Il primo è quello più immediato e diretto, cioè la diffusione di foto e video che non aggiungono nulla alla notizia che viene già data, ma semplicemente devono impressionare con una mole di dettagli scabrosi che non contribuiranno in alcun modo alla formazione di un pensiero critico partendo da una notizia, ma semplicemente soddisferanno il gusto per l’orrido di chi ci cliccherà sopra.
 Il problema sta nella viralità, nella smania di far circolare un minuto di video amatoriale con i cadaveri nudi sull’asfalto delle prime vittime degli attacchi, nella tendenza a condividere e ricondividere queste immagini perché bisogna vedere, altrimenti non ci si rende conto di quel che è successo. 
Assuefatti a un certo tipo di violenza, serve vedere qualcosa di ancora più scioccante per essere consapevoli di ciò che è accaduto. 
Abbiamo veramente bisogno di un filmato girato col cellulare per renderci conto della gravità della situazione quando muoiono più di ottanta o centoquaranta persone accanto a casa nostra?

Il secondo modo è un passo avanti rispetto al primo, ma mira a colpire nell’intimo in maniera ancora più decisiva. Si tratta di un sentimentalismo “d’opinione” – sui social e non solo – oltre ogni confine della decenza.
Parole su parole che sì, in questo caso senza eccezioni, non danno assolutamente alcun aiuto al lettore nella formulazione di un’opinione che sia veramente consapevole e permetta di analizzare i fatti con contezza, ma suonano più come un semplice esercizio di scrittura o un atto di autoerotismo di parecchio lontano dai confini del giornalismo.

Nizza, Parigi e la pornografia del dolore  | 16 luglio 2016


La raffigurazione strumentale del dolore 

La cronaca giudiziaria deve sempre rispettare i principi di obiettività, completezza, correttezza e imparzialità dell'informazione e di tutela della dignità umana, evitando tra l'altro di trasformare il dolore privato in uno spettacolo pubblico che amplifichi le sofferenze delle vittime e rifuggendo da aspetti di spettacolarizzazione suscettibili di portare a qualsivoglia forma di “divizzazione” dell'indagato, dell'imputato o di altri soggetti del processo

Delibera dell'AGCOM (2008) sulla rappresentazione in televisione di temi di cronaca nera e giudiziaria.

Il dolore è protagonista delle trasmissioni condotte da Barbara D'Urso, nelle parti in cui si occupa di cronaca nera. Le vittime sono il punto di partenza narrativo per esplorare un giallo, un fatto criminale, un caso giudiziario, mai svincolati dalla dimensione umana, dalle sofferenze inferte alle vittime a quelle dei sopravvissuti, familiari, amici, vicini di casa, concittadini, inviati, invitati e pubblico a casa. 

Tutti uniti da un senso di lutto collettivo, di partecipazione, di vicinanza, un lutto che si elabora in una manciata di minuti, secondo gli schemi rigidi del linguaggio televisivo, per passare al lutto successivo o a una parentesi di leggerezza. 

La trasmissione porta il dolore dentro la casa dei telespettatori in varie forme. 

In alcuni casi, si mostra l'atto violento stesso, l'istante in cui è inferto alla vittima, immagini brutali spesso riprese da telecamere di sorveglianza, e messe a disposizione dalle forze dell'ordine. 


Fotogrammi sgranati, in bianco e nero, rallentati nel montaggio, volti oscurati, punizioni inflitte ad anziani in case di riposo o a bambini in scuole, sberle, calci, strattoni, proposti al ritmo di musica battente, o di una triste colonna sonora ipnotica, che suggestiona lo spettatore associando elementi di finzione alla realtà. 

Indipendentemente dalla crudezza delle immagini trasmesse, questa forma di "TV verità" trasforma ineluttabilmente un dolore privato in uno spettacolo pubblico

La notizia senza filmati perde appeal, quando invece i fotogrammi sono a disposizione, dolore e violenza possono essere mostrati in nome della libertà di cronaca, con qualche cautela ("noi abbiamo mandato solo le parti che possiamo fare vedere, perché quei video sono terribili") e un racconto verbale dei particolari morbosi che si è dovuto censurare ("anziani trattati in modo orrendo, venivano puliti e asciugati dopo le docce con le lenzuola piene di escrementi, alcuni avevano le lenzuola fatte con i sacchi della spazzatura"). 



In altri casi, la trasmissione porta sullo schermo il dolore dei sopravvissuti, parenti e amici delle vittime: donne e uomini che piangono in diretta (o in servizi registrati), urlano al mondo televisivo il proprio strazio, lacrime rigano visi affranti, brillano inquadrate da telecamere, scendono copiose nell'abbraccio simbolico di inviati o conduttrice, che offrono generosamente una spalla virtuale su cui appoggiarsi. 



Lacrime di persone, lacrime di protagonisti, lacrime di personaggi del racconto televisivo. Ci sono poi anche quelle di persone comuni che, pur protagoniste di un evento luttuoso, non diventano personaggi mediatici, ma sono intervistate ugualmente immediatamente dopo una tragedia, come testimoni del proprio dolore: è il caso, ad esempio, del signor Giuseppe, in collegamento video con Barbara D'Urso il giorno dopo l'uccisione della figlia da parte dell'ex fidanzato (27/10/2014), o quello di un'amica di Elena Ceste, intervistata da un'inviata sul luogo del ritrovamento del corpo della donna (29/10/2014), o quello di un anziano concittadino di Concetta e Angelina Reina, uccise da Mirko Lena, intervistato per condividere un ricordo delle vittime (9/10/2014). 

Tutti casi di persone adulte e "consenzienti", afflitte, disarmate, umili, che concedono il proprio dolore privato al pubblico. 

L'apporto informativo, tuttavia, è nullo, lasciando attorno solo uno spettacolo del dolore



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