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Thursday, December 1, 2016

Protect the Sacred Dakota Access Pipeline Protest #NoDAPL


The protest over the Dakota Access Pipeline has become a complex battle—sometimes involving violent clashes between police and demonstrators—over tribal rights, energy development, and the environment
Negli ultimi giorni ci sono stati violenti scontri nella riserva indiana di Standing Rock, in North Dakota, quando la polizia è intervenuta in un campo allestito da alcuni manifestanti per protestare contro la costruzione di un oleodotto. Ci sono stati diversi feriti e molti arresti, e la polizia ha usato gli idranti sui manifestanti, oltre a fumogeni, taser e altri dispositivi stordenti o contundenti: una ventina di persone sono state portate in ospedale, e ci sono stati in totale circa trecento feriti. Jack Dalrymple, governatore Repubblicano del North Dakota, ha ordinato lo sgombero dell’accampamento principale dei manifestanti, ma alcuni funzionari statali hanno già detto che l’ordine non verrà eseguito: molti attivisti avevano avvertito che, vista la violenza degli scontri degli scorsi giorni, uno sgombero avrebbe potuto causare ancora più feriti.
L’oleodotto oggetto della protesta è conosciuto come Dakota Access Pipeline, ed è già stato costruito quasi interamente. È sotterraneo, costerà in tutto 3,8 miliardi di dollari ed è lungo quasi duemila chilometri: dovrebbe servire a portare sotterraneamente il greggio dalla Bakken Formation – una zona al confine tra Montana e North Dakota, due stati degli Stati Uniti che confinano con il Canada – fino all’Illinois, attraversando South Dakota e Iowa. Si stima che dalla Bakken Formation si possano estrarre 7,4 miliardi di barili di petrolio. Secondo Energy Transfer Crude Oil, la società dietro al progetto, l’oleodotto aiuterà gli Stati Uniti a essere meno dipendenti dal petrolio proveniente da zone del mondo politicamente instabili, creerà dagli 8mila ai 12mila posti di lavoro ed è il sistema più sicuro, ecologico ed economico per trasportare il petrolio. Il North Dakota negli ultimi anni ha attraversato una crisi economica legata al surplus di petrolio di qualità scadente.
I nativi americani Sioux che vivono nella riserva di Standing Rock si sono opposti alla costruzione del tratto di oleodotto che dovrebbe attraversare il loro territorio, sostenendo che distruggerebbe siti storici e religiosi importanti per la loro storia, danneggerebbe il loro benessere economico e ambientale, e comprometterebbe le loro riserve d’acqua, passando sotto il letto del fiume Missouri. Dave Archambault II, il capo della tribù Sioux di Standing Rock – che è riconosciuta dal governo federale statunitense – ha spiegato che la sua comunità non è stata consultata a sufficienza prima della decisione di autorizzare l’oleodotto, tesi a cui si è opposto il senatore John Hoeven, rappresentante del North Dakota al Senato americano. Alla protesta dei Sioux della riserva di Standing Rock si sono unite altre tribù indiane e diverse organizzazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace. Durante le primarie Democratiche, anche il senatore del Vermont Bernie Sanders si era espresso contro l’oleodotto.

Le proteste dei Sioux vanno avanti dallo scorso aprile, quando fu allestito l’accampamento, chiamato “Sacred Stone”, ma si sono intensificate ad agosto. Quest’estate il campo è arrivato a ospitare un migliaio di persone, anche appartenenti a tribù indiane storicamente nemiche, come i Lakota e i Crow, che si sono unite nella protesta. La situazione ha iniziato a diventare più tesa a partire da ottobre, quando la polizia è intervenuta con arresti di massa e scontri con i manifestanti. Gli attivisti hanno denunciato comportamenti violenti e umilianti da parte della polizia, che intanto ha accusato i manifestanti di aver incendiato le attrezzature nel cantiere dell’oleodotto e di aver costruito barricate per le strade. A fine ottobre, prima delle elezioni americane, si è anche scoperto che Donald Trump in passato ha investito dai 500mila a un milione di dollari in Energy Transfer Crude Oil, e che il CEO della società ha donato oltre 100mila dollari alla sua campagna elettorale, e altri 67mila al Partito Repubblicano.
Le proteste hanno causato molti ritardi nella costruzione dell’oleodotto, che doveva essere completato entro il 2016. A inizio novembre il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva detto che si stava verificando la possibilità di un percorso diverso per l’oleodotto, che aggirasse le terre sacre dei Sioux. Parallelamente alle manifestazioni, la tribù di Standing Rock ha anche portato avanti la protesta in tribunale, ma a settembre un giudice ha dato ragione allo United States Army Corps of Engineers, la sezione dell’esercito americano specializzata in ingegneria e progettazione, e che si è occupata dell’oleodotto. A metà novembre il governo statunitense ha bloccato temporaneamente i lavori, negando i permessi per gli scavi sotto il Missouri. Negli ultimi giorni le proteste dei manifestanti sono state complicate dal freddo, peggiorato dagli idranti della polizia. Dai filmati, si è visto che la polizia li ha usati quando era separata dai manifestanti da una recinzione, attirando molte accuse di violenza ingiustificata.
Dopo l’ordine di sgombro, Cecily Fong, portavoce del dipartimento del North Dakota che si occupa delle situazioni di emergenza, ha detto che non sarebbe stato permesso alla polizia di eseguirlo. Lo US Army Corps of Engineers ha detto in un comunicato che al momento non è in programma uno sgombero del campo. La protesta contro Dakota Access Pipeline ha ricordato a molti quella contro il Keystone XL, un tratto dell’oleodotto Keystone il cui progetto fu ritirato dopo le proteste, e che avrebbe dovuto attraversare Montana, South Dakota e Nebraska.

Le dure proteste contro il Dakota Access Pipeline 30 NOVEMBRE 2016

The sacred land at the center of the Dakota pipeline dispute Jessica Ravitz Sara Sidner Matthew Gannon, CNN November 1, 2016

Standing Rock is the civil rights issue of our time 29 November 2016 

Fighting for rights 
  •  N
  • Dakota Access Pipeline protesters hung a giant banner from the rafters at the Vikings game Scott Davis Jan. 1, 2017 



    When President-elect Donald Trump takes office next month, his pro-drilling, anti-climate action energy policy will buoy the oil industry. But it will also face staunch resistance from a pipeline opposition movement that gathered momentum, particularly with this year's successful showdown over the Dakota Access pipeline, and shows no signs of slowing.
    Local grassroots action, governments' environmental concerns and market forces have stopped or delayed dozens of fossil fuel projects since the high-profile Keystone XL pipeline was cancelled in November 2015, and activists are continuing to oppose at least a dozen oil and gas pipelines around the country.  
    "There have been people fighting pipelines since pipelines first went into the ground," but awareness of the issue has grown due to the Keystone XL and Dakota Access, said Cherri Foytlin, director of the advocacy group Bold Louisiana.
    Opposition to pipelines has united environmentalists, Native Americans and rural landowners of all political backgrounds, many of whom resent the pipeline companies' use of eminent domain to seize their land.
    This "Keystone-ization" effect, along with low oil prices, has created a hostile environment for fossil fuel expansion projects. The election of Trump, who favors building the Keystone as well as the Dakota Access, will put advocates back on the defense—but they say they are ready for the challenge.
    "I think the scope of what we are being asked to do might change," said Andy Pearson, Midwest tar sands coordinator for MN350, a Minnesota green group. He said activists will have to work to maintain the victories they've won in the past few years.
    "I'll have to fight just as hard under a Trump administration as I'd have to under a Clinton administration," Foytlin said. Her main concern is that Trump will be "brazen enough" to condone the use of force against protesters, she said.
    Environmentalists have prioritized stopping pipelines because every pipeline is a decades-long investment in fossil fuels, locking in demand and hampering a transition to cleaner fuels. Successfully blocking them limits companies' ability to move their product to market, which feeds into a strategy of "making life more difficult for the fossil fuel industry going forward," said Adam Rome, a history professor at the State University of New York at Buffalo who studies the environmental movement.
    Many groups have used the national attention on the Dakota Access to publicize opposition to other pipeline projects. In Florida, activists fighting the Sabal Trail natural gas pipeline have held #NoDAPL solidarity events and protests to slow the project, which is already under construction.
    In Texas, advocates credit the Dakota Access movement for inspiring local action against the Trans-Pecos gas pipeline, and two activists were arrested in early December for blocking access to construction equipment.
    Since the Dakota Access captured the spotlight, "there has been this outreach and outcry of people wishing to connect these battles into one," Foytlin said. "It's less about pipelines, and about the battle to win the hearts and minds of people."

    2017: Pipeline Resistance Gathers Steam From Dakota Access, Keystone Success LISA SONG JAN 2, 2017

    New Year's protest activities lead to more arrests for Dakota Access Pipeline protesters    


    Actress Shailene Woodley spent her Thanksgiving continuing to protest the Dakota Access Pipeline (DAPL), which is being built on sacred grounds of the Standing Rock Sioux Tribe in North Dakota.

    Five Questions with 'Hairspray Live!' Star Kristin Chenoweth

    Woodley, who was arrested and charged with criminal trespassing in October during a protest, said she was compelled to spend the holiday at the site because she felt few truly understood the true violent history behind Thanksgiving.

    "Today is a day that many call Thanksgiving. It's a day where elementary school kids across America are taught false narratives about our native brothers and sisters," an emotional Woodley said. "None of our children know the truth about what happened to Native Americans when westerners decided to colonize this country."

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    Woodley continued, "We're here on Thanksgiving...a day that no one knows the history about. Thanksgiving was founded on a massacre. And we're here with these cops and snipers with rubber bullets. I'm just sick of it."

    Dakota Access Pipeline protesters vowed Saturday to remain in their camp after the Army Corps of Engineers told them to leave the federal land they've occupied.

    'Best Thanksgiving Ever': Ellen on Medal of Freedom Honor

    Activists protesting the continued construction of the pipeline were told to shut down one of their camps by Dec. 5 in a letter sent to the Standing Rock Sioux Tribe's leader by the Army Corps.

    But tribal leader Dave Archambault and other protest organizers said intend to stay in the Oceti Sakowin camp — one of three camps near the construction site — which would have been shut down by the encampment.

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    The protests stem from a continued demonstration against a 1,170-mile oil pipeline. Thousands have flocked to North Dakota to aid the Standing Rock Sioux Tribe, who believe the pipeline could contaminate their water source, the Missouri River, and desecrate the tribe's sacred sites.


    'Thanksgiving Was Founded on a Massacre': Shailene Woodley's Emotional Plea at Dakota Access Pipeline Protest Nov 28, 2016

    Dakota Pipeline Protesters Vow to Stay Despite Army Corps' Order NOV 27 2016






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